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giovedì, 25 agosto 2016

Pubblicato: 15/11/2015

"Siamo in guerra, distruggeremo l'Isis"

Attentati a Parigi. La Francia unita contro il terrorismo. Hollande: "Sarà lunga e difficile, e per questo dobbiamo attenderci altri attacchi. Ma risponderemo colpo su colpo"

PARIGI - "Quello di venerdì sera è un atto di guerra compiuto dall'esercito dell'Isis" e la Francia saprà essere "spietata". Francois Hollande prova a rassicurare i francesi nel giorno più difficile per tutti. Assieme al suo primo ministro Manuel Valls: "Siamo in guerra. Sarà lunga e difficile, e per questo dobbiamo attenderci altri attacchi. Ma risponderemo colpo su colpo per distruggere l'Isis".

Ma se contro lo Stato islamico si promette battaglia, la politica francese cerca di abbassare i toni, sospende la campagna elettorale per le regionali e, per un giorno, accantona le polemiche. Persino Marine Le Pen, fin dalle reazioni della prima ora indicata come colei che ancora una volta trarrà profitto elettorale dalla tensione, non è andata troppo al di là come è nel suo costume. Ha ripetuto che "la Francia deve vietare le organizzazioni islamiche, chiudere le moschee radicali ed espellere gli stranieri che predicano l'odio sul nostro territorio" ma domani mattina sfilerà come gli altri leader politici all'Eliseo, per le consultazioni con Hollande.

Una scena più unica che rara in Francia, dove persino nelle gravi ore dopo l'attentato a Charlie Hebdo la presidente del Front National si organizzò la sua marcia nel sud del Paese e non fu invitata a quella che unì leader di tutto il mondo a Parigi. Il veleno di queste ultime settimane di campagna in cui proprio la Le Pen potrebbe raggiungere lo storico traguardo di conquistare per l'estrema destra la presidenza di due regioni, sembra essersi stemperato. Le dichiarazioni davvero polemiche sono state poche, per tutte quella dell'incorreggibile oltranzista cattolico super-reazionario Philippe de Villiers, uno che non si fa mancare il titolo di visconte e una schiera di sette figli: "Ecco dove ci ha portato il lassismo e la moscheizzazione".

Ma nel giorno del dolore e della ritrovata compostezza, non ha nemmeno suscitato proteste. La destra dei Republicains di Nicolas Sarkozy ha privilegiato "l'unità" della Francia in contrapposizione al disegno dei terroristi di "sgretolare" il Paese: "I terroristi hanno iniziato la guerra alla Francia - ha detto l'ex presidente ricalcando le parole di Hollande, che lo scalzò nel 2012 dall'Eliseo - il nostro Paese non deve cedere. Il nostro Paese non deve indietreggiare".

"È l'ora della solidarietà di tutti i francesi verso le vittime e i loro familiari", ha aggiunto Sarkozy, mentre anche i suoi avversari interni al partito, Francois Fillon e Alain Juppé, hanno dato prova di voler rafforzare l'unità "repubblicana". Il richiamo di Hollande alla "unità indispensabile" è stato raccolto persino dalla Le Pen, secondo la quale "la Nazione deve essere unita in questa prova". Ma secondo lei, "al di là delle parole, è l'azione forte e implacabile che proteggerà i francesi e renderà stabile questa unità". Servono "misure di emergenza", ha aggiunto, perché "la Francia è stata resa vulnerabile e deve riarmarsi".

Sarkozy ha aggiunto che il suo partito appoggerà "tutte le decisioni che vanno nel senso di un drastico rafforzamento delle misure di sicurezza che consentano di proteggere la vita dei nostri connazionali". Nuove polemiche sono invece all'orizzonte per quello che appare ancora una volta un comportamento inspiegabile dei servizi segreti. Uno dei terroristi, l'unico finora identificato (Ismael M.) era schedato dal 2010. Il tutto in un periodo nel quale a più riprese, l'ultima tre settimane fa, erano stati lanciati allarmi dai servizi di informazione in vista di attacchi coordinati, uno scenario molto simile a quello diventato realtà ieri sera.

Per Laurent Wauquiez, numero 3 dei Republicains, "tutte le 4.000 persone che vivono sul territorio francese e sono schedate per terrorismo" devono essere "poste in centri di detenzione specifici". Un parere condiviso da molti, sui social network, ma non da molti esperti di strategia: "Non c'è niente da fare - dice Alain Chouet, ex capo dei servizi di sicurezza - non si potrà mai impedire a otto persone determinate, formate all'estero e rispedite qui o già sul posto e motivate, di passare all'azione".




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