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domenica, 25 giugno 2017

Pubblicato: 11/11/2015

"In Sicilia recessione finita"

Bankitalia: "E' presto per parlare di ripresa, ma per la prima volta negli ultimi 7 anni l'economia ha mostrato segnali di stabilizzazione. TUTTI I DATI SETTORE PER SETTORE

PALERMO - Il 2015 per la Sicilia è l'anno zero. Per la prima volta dall'inizio della crisi, la spirale recessiva nell'economia regionale subisce una battuta d'arresto, anche se è presto per parlare di ripresa. Di certo c'è che dopo anni di indicatori negativi e in caduta libera, nei primi nove mesi del 2015 l'economia siciliana ha mostrato segnali di stabilizzazione.

Lo rivela Bankitalia nell'ultimo rapporto sull'andamento congiunturale de "L'economia della Sicilia". L'analisi evidenzia timidi segnali di ripresa nel mercato del lavoro,mentre le imprese di maggiori dimensioni e quelle votate all'export indicano un aumento del fatturato migliore rispetto allo scorso anno.

In particolare, secondo un sondaggio condotto da Bankitalia tra settembre e ottobre su un campione di imprese con almeno 20 addetti, la quota di aziende con fatturato in aumento ha superato per la prima volta seppur di poco quella delle imprese con fatturato in calo: segnali positivi, quindi non ancora sufficienti a rilanciare gli investimenti. Nelle previsioni per il 2016, infatti, per circa due terzi delle aziende la spesa per investimenti dovrebbe attestarsi sui livelli di quest'anno.

I risultati migliori Bankitalia li rileva nel settore del commercio, che registra una ripresa degli acquisiti di automobili (sono cresciute di oltre un quinto nel 2015 dal 2009) e nel turismo, che nei primi sette mesi dell'anno mostra una crescita significativa. Ad aumentare sono le presenze straniere (+16,5%) , a fronte di arrivi più contenuti (+3,1%).

Nel 2015, secondo lo studio, diminuiscono a ritmo meno sostenuto i prestiti di banche e società finanziarie a famiglie e imprese, mentre risulta più favorevole l'accesso al credito. I prestiti alle imprese sono diminuiti dell'1,1%, (erano pari a -2,0 nel 2014), quelli alle famiglie, invece, dell'1,9% (erano -1,6 nel 2014). Rispetto allo scorso annuo sembra attenuarsi, invece, la riduzione dei prestiti per l'acquisto di abitazioni (-1%).

Le rilevazioni di Bankitalia indicano che nel primo semestre dell'anno sono stati erogati finanziamenti per l'acquisto di abitazioni per 726 milioni di euro (+37,8%, rispetto al 2014) mentre le richieste di mutui da parte delle famiglie si sono rafforzate. L'incidenza delle sofferenze bancarie, infine, risulta il calo per le imprese, e in aumento per le famiglie, mentre i depositi bancari crescono rispetto all'anno scorso: l'aumento su base annua è stato dell'1,8% contro il 2,8% del 2014.

"Non possiamo ancora definire in ripresa l'economia siciliana ma sicuramente, per la prima volta dopo sette anni, non siamo più in recessione -. C'è un maggiore ottimismo da parte delle imprese soprattutto quelle più grandi e orientate all'export e alcuni settori, come turismo e filiera agroalimentare, fanno registrare dati positivi. Aspettative positive ci vengono dalla crescita dell'area dell'euro e dal centro nord italiano", dice il direttore della sede regionale della Banca di Italia Antonio Cinque.

Secondo l'analisi calano le importazioni e le esportazioni (-8,2%) ma a ritmo meno sostenuto rispetto allo scorso anno. Le importazioni siciliane sono diminuite del 26,1% (sono state pari a -13,1% nel 2014); sull'andamento ha inciso la riduzione del valore del greggio, del gas naturale e derivati del petrolio, che rappresentano i quattro quinti del totale dei prodotti importati; mentre l'import delle altre produzioni nel complesso è aumentato del 11,5%.

Secondo Bankitalia il calo dell'export, invece, è ascrivibile alla contrazione registrata nel primo semestre di quest'anno nel settore dei prodotti petroliferi raffinati (-18,5%). Lo studio evidenzia però, al netto di questi ultimi, un aumento delle esportazioni siciliani del 12,2%; lo scroso anno erano diminuite dell'11%. Alla dinamica positiva ha contributo la vendita all'estero di prodotti chimici e dell'agroalimentare, aumentati del 35,8% e del 5,3%.

In particolare il calo delle esportazioni ha interessato le vendite verso i paesi dell'Ue che verso quelli extra UE. Le esportazioni nell'Eurozona sono diminuite del 40,8 per cento; del 37%, invece, verso il continente africano. Il trend negativo, però, non è stato compensato dall'incremento delle vendite di prodotti degli altri settori, risultate pari al 21,2%.




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