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martedì, 28 marzo 2017

Da Craxi a Berlusconi, la promessa infinita


Il Ponte sulla stretto di Messina, rilanciato seppur con cautela dal premier Renzi, è stata indicata nei decenni scorsi come opera simbolo anche da altre leader carismatici, in particolare da Bettino Craxi e Silvio Berlusconi.

Il segretario socialista, quando era presidente del Consiglio, compì una serie di atti legislativi per far partire la fase progettuale dell'opera. Il 6 giugno 1986, durante una visita a Messina, usò parole immaginifiche, peraltro incontrando freddezza in una città legata ai traghetti.

"Il ponte - disse agli industriali - è un'opera da primato mondiale" A riappropriarsi del valore simbolico del Ponte fu Berlusconi quando tornò al governo nel 2001. Il 6 giugno 2002, assieme al ministro Lunardi, varò le procedure necessarie. "Il Ponte sullo stretto questa volta si farà, lo garantiamo", disse quel giorno con i vertici della nuova società "Stretto di Messina spa".

Il primo agosto spiegò che "il Ponte sullo stretto di Messina è un'opera epocale, storica, che servirà anche a fare uscire la Sicilia da una cultura ed un sentimento che la fa sentire qualcosa di diverso dal continente". Passano gli anni ma il ponte resta sempre nel libro dei sogni . Il 6 maggio 2005, a Catania Berlusconirilanciò il dossier dicendo disse che il Ponte "sarà un'opera epocale che farà diventare la Sicilia terra italiana e europea". "Il ponte per quanto mi risulta - sostenne - è in appalto, si sta cercando il general contractor ed abbiamo sollecitato gruppi italiani a formare un'unica società".

Il giorno seguente annunciò: "Adesso costruiremo il ponte di Messina, così si potrà andare in Italia dalla Sicilia anche di notte: se uno ha un grande amore dall'altra parte dello stretto potrà andarci anche alle quattro del mattino senza aspettare i traghetti...". Romano Prodi, invece, quando ridiscese in campo come leader dell'Unione, nel 2005, affermò ripetutamente che il Ponte "non è una priorità". E una volta premier, tagliò definitivamente il discorso il 26 maggio a Palermo: "Il ponte lo vedrà mio figlio". Una posizione diversa da quella che aveva assunto quando era presidente dell'Iri. Il 7 settembre 1985 disse infatti che che il Ponte andava costruito "al più presto", come volano per le industrie tecnologiche italiane.




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