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martedì, 27 giugno 2017

Pubblicato: 18/11/2008

Maxi sequestro al cassiere del boss

Requisiti beni per oltre 700 milioni di euro a Giuseppe Grigoli, gestore del marchio Despar per la Sicilia occidentale: è accusato di essere un fedelissimo del latitante Matteo Messina Denaro. L'uomo, in manette dallo scorso 20 dicembre, aveva già subito la confisca di altri 300 milioni a gennaio

TRAPANI - La Direzione investigativa antimafia ha sequestrato un patrimonio mobiliare e immobiliare di circa 700 milioni di euro all'imprenditore Giuseppe Grigoli, 60 anni, che operava prevalentemente nel mondo della grande distribuzione alimentare, con la gestione esclusiva, nella Sicilia Occidentale, dei supermercati a marchio "Despar".

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Trapani. Grigoli, originario di Castelvetrano (Trapani), era stato arrestato il 20 dicembre dell'anno scorso per concorso esterno in associazione mafiosa perchè accusato di essere il 'cassiere' del boss latitante Matteo Messina Denaro.

A gennaio scorso erano stati sequestrati all'imprenditore beni per un valore di 300 milioni di euro.

Il provvedimento era stato firmato dal gip Donatella Puleo ed eseguito dalla Dia, la Direzione investigativa antimafia.

La misura di prevenzione patrimoniale di oggi riguarda una "serie di attività e movimentazioni finanziarie svolte dalle società Gruppo 6 Gdo e Grigoli distribuzione nonchè da altre numerose gruppi satelliti, facenti capo all'imprenditore".

Tutti i beni sequestrati. Dodici società, 220 fabbricati tra palazzine e ville e 133 appezzamenti di terreno per 60 ettari circa di terreno.

Le aziende sequestrate comunque, assicurano dalla Direzione investigativa antimafia, "non subiranno ripercussioni negative, nè interruzioni sotto il profilo della conduzione delle attività, essendo garantiti dagli amministratori nominati dal Tribunale tutti i rapporti commerciali e contrattuali attualmente in essere, specie quelli diretti a tutelare il personale".

La vicenda giudiziaria di Grigoli, sostiene la Dia, "conferma l'ipotesi di una infiltrazione mafiosa a carattere strategico nel settore della grande distribuzione alimentare in Sicilia".




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