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sabato, 01 ottobre 2016

Insaccati: più se ne mangia, più si rischia il tumore

Nuccio Sciacca / 
Lo ha stabilito l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'Oms

Hanno fatto una revisione di 800 studi sul legame tra carni rosse e lavorate e tumore e sono arrivati a questa conclusione: "Per un individuo, il rischio di sviluppare il cancro del colon-retto a causa del consumo di carne rimane piccolo, ma questo rischio aumenta con la quantità di carne consumata".

Il consumo di carne rossa non lavorata finisce invece nella lista dei probabili cancerogeni per l’uomo. Salsicce, wurstel, insaccati e chi più ne ha più ne metta. Che un uso eccessivo fosse poco salutare era noto ma ora arriva la conferma che un loro consumo può provocare il cancro negli esseri umani, come il fumo o l'amianto.

È quanto ha rilevato l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), dell'Organizzazione mondiale della sanità, che ha valutato la cancerogenicità del consumo a base di carne rossa e carni lavorate. Dopo un attento esame della letteratura scientifica gli studiosi dello Iarc hanno deciso di catalogare fra i cancerogeni certi "sulla base di sufficienti evidenze che le legano al tumore del colon, le carni rosse lavorate, ovvero quelle salate, essiccate, fermentate, affumicate, trattate con conservanti per migliorarne il sapore o la conservazione. Inoltre un legame è stato individuato anche con il tumore allo stomaco".

Gli esperti hanno concluso che ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata mangiata ogni giorno aumenta il rischio di cancro colorettale del 18%. Il consumo di carne rossa (per esempio manzo, maiale, vitello, agnello, montone, cavallo o capra) è stato invece inserito nella lista dei probabili cancerogeni per l’uomo, "in considerazione dei numerosi e rilevanti dati che dimostrano un’associazione positiva fra carni rosse e soprattutto cancro al colon, ma anche tumori di pancreas e prostata".

"Per un individuo, il rischio di sviluppare il cancro del colon-retto a causa del consumo di carne rimane piccolo, ma questo rischio aumenta con la quantità di carne consumata", spiega Kurt Straif, Capo del Programma Monografie Iarc. "In considerazione del gran numero di persone che consumano carne, l'impatto globale sulla incidenza del cancro è di importanza per la salute pubblica".

Il gruppo di lavoro Iarc considerato più di 800 studi che hanno indagato le associazioni di più di una dozzina di tipi di cancro con il consumo di carne rossa o carne lavorata in molti Paesi e popolazioni con diete diverse. La prova più influente è venuta da ampi studi prospettici di coorte condotti nel corso degli ultimi 20 anni. Lo studio è stato pubblicato su The Lancet.

"Ad esclusione di alcune rare forme tumorali ereditarie, il cancro è sempre una malattia che riconosce una genesi multifattoriale; al suo sviluppo concorrono quindi varie concause, per cui le sostanze cancerogene aumentano la probabilità cioè il rischio che si sviluppi una neoplasia, non la causano - spiega il direttore dell’Unità operativa di oncologia medica dell’ospedale Garibaldi Nesima, Roberto Bordonaro -. Il 26 ottobre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un documento in cui viene riportato che il consumo di carne lavorata, cioè affettati, würstel e bacon, aumenta il rischio di contrarre il tumore al colon. L’Oms ha inoltre detto di avere a disposizione «prove non definitive» che indicano che anche la carne rossa può contribuire ad aumentare il rischio di contrarre il cancro al colon, inserendola nel gruppo 2°".

- E’ una novità di grande rilevanza scientifica?
"Tali dati erano già noti, alcuni da molto tempo, la novità consiste nella presa di posizione dell'Oms che fino a oggi non si era pronunciato in maniera così chiara. L’Oms ammette comunque di non avere dati sufficienti a dirimere molte questioni (esempio: esiste una quantità massima di carne oltre la quale non bisogna andare?). Inoltre è molto cauto sul giudizio che riguarda la carne rossa che, ricordiamolo, ha alto valore nutrizionale ed è componente importante della dieta, soprattutto per alcune categorie (giovani, sportivi, etc.).

- Il rischio cancro dipende dalla quantità di carne che si mangia?
"Secondo l’Oms il consumo di 50 grammi di carne lavorata al giorno – l’equivalente di due fette di bacon – aumenta il rischio di sviluppare un cancro al colon del 18 per cento: questo non vuol dire che se non mangiando la carne in questione il rischio di ammalarsi di cancro è del 5 per cento, mangiandola questo passa 5,54 per cento (quindi un aumento del rischio che, in termini assoluti, è molto modesto...). Le sostanze nocive presenti in questo tipo di carne si formano durante i processi di lavorazione, cottura o aggiunta di conservanti".

- Carne rossa al bando?
"
Occorre evitare inutili e talvolta nocivi allarmismi; le scelte migliori sono sempre quelle basate sul buon senso. Il consumo di carne rossa non va annullato, ma limitato. Mangiarla una-due volte la settimana è sufficiente, così come è utile associarla a verdure cotte o insalate che fungono da “spazzini” dell'intestino, favorendo il transito nel suo interno e riducendo il tempo di contatto delle sostanze contenute nella carne con il rivestimento interno dell'intestino stesso. Gli insaccati andrebbero assunti solo una volta al mese; nella scelta di questi utile controllare sull'etichetta il contenuto di sali nitrati o nitriti".

Nella foto Roberto Bordonaro






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