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domenica, 22 ottobre 2017

Pubblicato: 22/09/2015

Fermata banda catanese in trasferta

Colpivano banche e gioiellerie in Emilia Romagna, aprendo buchi nelle pareti e pestando titolari e clienti. Gli assalti studiati per settimane, l'ultimo Ŕ fatale: ad aspettarli ci sono i carabinieri. FOTO E NOMI

RAVENNA - Trasfertisti delle rapine che, da qualche anno, colpivano in provincia di Ravenna: questo il profilo di cinque delle sette persone arrestate dai carabineri della città romagnola. Tutti originari di Catania (GUARDA LE FOTO) e responsabili, secondo la Procura, di tre colpi (uno a una banca e due ad altrettante gioiellerie) più un quarto sventato dai militari.

Due di queste rapine risalgono allo scorso anno. Era il 30 giugno del 2014 quando la gioielleria Barbieri di Ravenna fu teatro di un violento colpo: i malviventi si erano introdotti nel negozio dopo aver praticato un buco nel muro e avevano aspettato il titolare, malmenandolo e portando via 6 chili di gioielli in oro, per un valore totale di 200 mila euro.

Pochi giorni dopo, il 21 luglio, all'oreficeria Montanari di Alfonsine, a pochi chilometri da Ravenna, stesso modus operandi ma con risultati inferiori: il commerciante non aveva con sé le chiavi della cassaforte e i rapinatori fuggirono con 1.800 euro in contante più un orologio e qualche bracciale. Anche in quel caso il proprietario, assieme a un cliente, fu picchiato. Per quei due colpi sono stati portati in carcere il 48enne Marcello Giannino, il 41enne Carmelo Di Mauro e il 37enne Alessandro Malerba.

Le indagini si erano focalizzate su di loro proprio a causa della tecnica del buco che Giannino e Di Mauro avevano già messo in atto in un colpo a Forlì per il quale erano stati arrestati nel 2013.

I carabinieri - secondo quanto spiegato questa mattina dal procuratore Capo Alessando Mancini - hanno messo in atto appostamenti, pedinamenti e altri accertamenti, seguendo gli arrestati anche in zone di altre regioni limitrofe. "Si interessavano soprattutto a obiettivi senza sofisticati sistemi d'allarme possibilmente con un locale vuoto a fianco, da cui praticare il buco", hanno spiegato gli inquirenti.

La carriera dei trasferisti catanesi si è fermata alle Poste di Villanova di Bagnacavallo. Il colpo era stato preparato per settimane, con minuziosi sopralluoghi. Da Catania, sempre secondo quanto ricostruito dalle indagini coordinate dal pm Daniele Barberini, era stato fatto salire uno specialista in grado di riprodurre le chiavi dell'ufficio postale dopo un sopralluogo.

Secondo i carabinieri il "chiavaro" era il 42enne Salvatore Comis che ha poi affidato il doppione al 43enne Francesco Spampinato. Quest'ultimo, insieme a Giannino e Di Mauro, è stato arrestato in flagranza di reato il 2 dicembre scorso: quando sono entrati nell'ufficio postale hanno trovato i carabinieri ad arrestarli.

Secondo gli investigatori Di Mauro sarebbe responsabile anche di una rapina risalente al 2012 in una banca di Ravenna. Nel contesto dell'attività investigativa l'Arma ha seguito un altro catanese, 49enne, che non c'entrava nulla con le rapine ma è stato scoperto essere autore di un maxifurto in tabaccheria insieme a un albanese di 23 anni.






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