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martedý, 26 settembre 2017

"Il caporalato Ŕ come la mafia"
Musumeci: "Governo si sveglia tardi"

Il ministro Martina chiede misure severe. Il presidente dell'antimafia regionale: "Basta andare fuori dai cancelli dei centri accoglienza alle 5 di mattina"

CATANIA - Sull'inasprimento delle pene contro il caporalato "una riflessione è necessaria". Il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina ribadisce la necessità di combattere il caporalato come la mafia. E proprio la Sicilia, con le recenti inchieste che hanno interessato la vita dei lavoratori, prevalentemente romeni, nelle campagne del ragusano, è chiamata in causa come uno dei primi attori di questa nuova rivoluzione culturale.

Spesso le norme che sanzionano il caporalato sono di difficile applicazione. Poi credo che per produrre effettivamente maggiore legalità non serva più burocrazia ma più semplificazione. È proprio nella confusione burocratica che si annidano le insidie peggiori. Quindi dovremo ragionare presto di come si possano rendere più semplici e chiari questi meccanismi. Serve la collaborazione di organizzazioni agricole e sindacati. E in Parlamento dobbiamo puntare a rafforzare la Rete del lavoro agricolo, approvando subito il collegato agricoltura".

"Serve, come contro la criminalità organizzata, un salto di qualità che rompa il muro di gomma, l'omertà e la paura", dice Martina.

"Contrastare lavoro nero e sfruttamento nei campi deve essere un dovere di tutti. Delle istituzioni che devono, prima di tutto, intensificare i controlli sul campo, come già stiamo facendo. Ma anche delle associazioni e delle imprese che devono pretendere dai propri associati il massimo del rigore, sanzionando chi non rispetta le regole. E chiunque sa di condizioni inaccettabili deve denunciarle".

Sulla possibilità di revocare i finanziamenti pubblici per le aziende che non rispettano le regole, "insieme al ministro Poletti stiamo valutando tutti gli strumenti possibili per combattere pratiche inaccettabili. Certo non possiamo consentire che chi sfrutta in questo modo i lavoratori ottenga anche finanziamenti pubblici", afferma Martina. "Chi pensa di fare impresa così deve avere la strada sbarrata. Di lavoro non si deve più morire".

Sull'argomento è intervenuto anche il presidente regionale dell'antimafia, Nello Musumeci, che ricorda: "Era il 25 giugno dello scorso anno, quando denunciai il caporalato in Sicilia e il 23 ottobre la Commissione Antimafia ha avviato una sua indagine - nel ragusano, nel trapanese e nel catanese - che sta per concludersi. Dissi allora con chiarezza che non si poteva più fare finta di nulla. Oggi si è svegliato il governo nazionale: c'è voluto un morto e il rischio è che sembri solo una triste ricerca di visibilità".

"C'è la mafia dietro questi fenomeni? Ne ho parlato tempo addietro con alcuni magistrati e non lo si può escludere. Certo c'è un sistema corrotto e illegale che riguarda anche la distribuzione delle derrate alimentari e persino la gestione di alcuni grandi mercati. E oggi - ancora più grave - c'è il fenomeno dello sfruttamento degli immigrati dei centri accoglienza: basterebbe andare fuori dai cancelli alle cinque di mattina...".

Secondo Musumeci, "in Italia come in Sicilia ci si sveglia solo al momento dei funerali e per qualche settimana al massimo. Poi si attende la tragedia successiva e, di tragedia in tragedia, lo Stato rischia di perdere di credibilità e la criminalità di acquistare potere sul territorio. Un fatto è certo, non ci sono forze dell'ordine sufficienti per il controllo delle campagne e gli agricoltori ormai si organizzano autonomamente. Ad Enna alcuni allevatori si sono tra loro associati per combattere l'abigeato: sembra una storia di cento anni fa ed invece è cronaca quotidiana".




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