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lunedì, 27 febbraio 2017

Pubblicato: 30/07/2015

Povero Sud: cresce meno della Grecia

Svimez: Mezzogiorno alla deriva, aumenta il divario con il Centro-Nord. Occupazione in picchiata, nascite al minimo storico

ROMA - Un Paese diviso e diseguale, dove il Sud è alla deriva e scivola sempre più nell'arretramento: nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno è ancora negativo (-1,3%) e il divario tra il Pil pro capite del Centro-Nord e quello del Meridione nel 2014 ha toccato il punto più basso degli ultimi 15 anni, con il 53,7%. Dati pesanti, quelli del Rapporto Svimez.

"Dal 2000 al 2013 il Sud è cresciuto del 13%, la metà della Grecia che ha segnato +24%". Inoltre è allarme demografico: nel 2014 solo 174 mila nascite, livello al minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l'Unità d'Italia.

Dunque un Paese diviso e diseguale. "Il divario di Pil pro capite è tornato ai livelli di 15 anni fa; negli anni di crisi 2008-2014 i consumi delle famiglie meridionali sono crollati quasi del 13% e gli investimenti nell'industria in senso stretto addirittura del 59%", illustra il Rapporto.

Nel periodo 2001-2014 il Sud fa inoltre molto peggio della Grecia. Dal 2001 al 2014 il tasso di crescita cumulato è stato + 15,7% in Germania, +21,4% in Spagna, + 16,3% in Francia. Negativa la Grecia, con -1,7%, ma mai quanto il Sud, che, con -9,4% tira giù al ribasso il dato nazionale (-1,1%), contro il +1,5% del Centro-Nord.

Il peggior andamento del Pil meridionale nel 2014 è dovuto soprattutto ad una più sfavorevole dinamica della domanda interna, sia per i consumi che per gli investimenti. Anche gli andamenti di lungo periodo confermano un Paese spaccato e diseguale: negli anni di crisi 2008-2014 il Sud ha perso -13%, circa il doppio del pur importante -7,4% del Centro-Nord. Il divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2014 ha toccato il punto più basso degli ultimi 15 anni, tornando, con il 53,7%, ai livelli del 2000.

In termini di pil pro capite la regione più povera è la Calabria, con 15.807 euro. Il divario con la regione più ricca, il Trentino Alto Adige, è stato nel 2014 pari a quasi 22 mila euro.

Ma non basta. Al Sud è anche allarme lavoro: negli anni della crisi c'è stata una contrazione dell'occupazione del 9% e nel solo 2014 il Meridione ha perso 45 mila posti di lavoro. Tra il 2008 ed il 2014 delle 811 mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro, ben 576 mila sono residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud, dunque, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 70% delle perdite determinate dalla crisi. Un livello così basso non si registrava dal '77.

Dal 2008 al 2014, inoltre, i posti di lavoro per le donne sono cresciute di 135 mila unità al Centro-Nord, mentre sono scesi di 71 mila al Sud. 

Continua poi l'andamento contrapposto dell'occupazione tra i giovani e i meno giovani. Se gli occupati under 34 in Italia dal 2008 al 2014 sono scesi di oltre 1 milione e 900mila unità (- 27,7%) al Sud il calo sfiora il -32%. Insomma se negli anni 2008-2014 il Sud perde 622 mila posti tra gli under 34, ne guadagna 239 mila negli over 55, a conferma dell'invecchiamento e dello scarso ricambio della forza lavoro.






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