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domenica, 26 giugno 2016

Pubblicato: 23/07/2015

Minniti: "Rapiti per soldi"

Italiani sequestrati in Libia, il sottosegretario esclude la pista degli scafisti. Il premier di Tripoli concorda: ''Criminali che vogliono turbare le relazioni internazionali''

ROMA - La pista degli scafisti per il rapimento degli italiani in Libia non è da considerare, si tratta sostanzialmente dell'iniziativa di una banda di soggetti non legati al terrorismo e che probabilmente cercano di monetizzare questa azione. Lo ha detto, secondo quanto si apprende, il sottosegretario con delega ai Servizi Marco Minniti in una audizione al Copasir. Il pericolo, secondo quanto riferito, può essere o legato a un allungamento dei tempi del sequestro o alla difficoltà di individuare le fonti con cui interloquire in Libia, fonti che siano attendibili e che possano portare in tempi rapidi a una soluzione della vicenda.

Riguardo all'ipotesi che i rapitori siano legati in qualche modo agli scafisti arrestati nei giorni scorsi in Italia e che pertanto il rapimento dei quattro italiani possa essere utilizzato come merce di scambio per ottenere dall'Italia il rilascio dei detenuti, dall'audizione è emerso che questa è una "via impercorribile" e va quindi va esclusa. Si tratterebbe invece dell'iniziativa di una banda di soggetti non legati al terrorismo e che probabilmente cercano di monetizzare questa loro azione. Se così fosse, è stato sottolineato, pur nella difficoltà della situazione, la vicenda sarebbe più facilmente gestibile. Minniti ha rassicurato il Copasir sull'attivazione piena dell'intelligence italiana che in Libia ha un'ottima base di rapporti complessivi e sull'attivazione di tutte le possibilità in campo compresi i servizi omologhi.

Tesi analoga è sostenuta dal premier di Tripoli, Khalifa al-Ghweil, in un'intervista a La7 di cui è stata fornita un'anticipazione: "Considero molto scarsa la probabilità che il rapimento" degli italiani "abbia una relazione con i trafficanti. Piuttosto crediamo si tratti di criminali che vogliono turbare le relazioni che vogliamo instaurare con l'Italia. Certamente seguiamo con molta attenzione questa spiacevole faccenda. Quello che so è che questi 4 italiani arrivavano dalla Tunisia per rientrare nello stabilimento dalla tangenziale Atuila, che porta alla strada principale ad ovest di Sabrata e in quel punto sono stati rapiti. Abbiamo attivato i nostri servizi segreti e l'intelligence di cui disponiamo. Consideriamo questi criminali nemici della tranquillità della Libia. Tuttavia considero molto scarsa la probabilità che questo rapimento avesse una relazione con i trafficanti di uomini. Dubito che la cosa riguardi il traffico di esseri umani".

"Devo però sottolineare - rimarca il premier di Tripoli - la riluttanza del governo italiano di collaborare con noi e la sua debolezza nel combattere il terrorismo e i criminali. Questo ha fatto sì che i criminali trovassero un ambiente favorevole per espandersi. Non non abbiamo mezzi e l'Italia non ha fatto niente per aiutarci a combattere il terrorismo in Libia. Pertanto colgo questa occasione per rinnovare il mio invito al governo italiano per collaborare con il nostro governo di salvezza nazionale e non con l'altro. Soprattutto per la lotta al terrorismo e la lotta all'immigrazione clandestina. Nonostante tutto, il nostro governo di salvezza nazionale a Tripoli sta facendo del suo meglio per combattere l'immigrazione clandestina e salvare i profughi ma purtroppo abbiamo trovato solo rifiuti da parte dell'Europa e l'Italia è al primo posto di questa riluttanza".




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