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venerdì, 30 settembre 2016

Francobollo per la giornata del donatore di sangue

Nuccio Sciacca / 
In Sicilia quasi raggiunta l’autosufficienza, Ragusa la provincia più solidale

Dal 2004 il 14 giugno viene festeggiata la Giornata mondiale del donatore di sangue proclamata dalla Organizzazione mondiale della sanità. Questa data è stata scelta in quanto giorno di nascita di Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni e coscopritore del fattore Rhesus. 

Quest’anno l’Italia si pone in evidenza per l’emissione proprio il 14 giugno di un francobollo - appartenente alla serie dedicata al ''senso civico'' - per la Giornata mondiale del donatore di sangue. La vignetta del nuovo francobollo mostra un albero dai cui rami spunta una goccia di sangue. Il francobollo (che un valore di 80 centesimi) è racchiuso in un foglietto sui cui sono riportati anche i simboli di Avis, Fidas, Fratres e Cri, cioè delle associazioni e federazioni che fanno parte del Civis, il Coordinamento interassociativo volontari italiani del sangue, fondato a Perugia nel 1995.

Le strutture associative che si occupano di donazione di sangue rivestono un ruolo importante e peculiare che può incidere sull’effettivo mantenimento di questo gesto da parte sia dei neodonatori sia dei donatori fidelizzati. Tuttavia la donazione di sangue, pur essendo un atto personalmente scelto, deriva da una costellazione di variabili personali, familiari e organizzative che necessitano di essere approfondite e studiate nella loro globalità al fine di arrivare alla creazione di strategie di reclutamento e di fidelizzazione che portino alla soddisfazione totale del bisogno di scorte di sangue.

Come ogni comportamento umano, la donazione mette in movimento e dinamizza pensieri, emozioni e affetti: nel dono del sangue, rispetto al ciclo normale del dare-ricevere-ricambiare (che è l’esperienza di dono maggiormente sperimentata) il sangue non è ricevuto da una persona conosciuta, non è restituito (o lo è in piccola misura) e in ogni caso non lo si dona perché sia contraccambiato.

Inoltre, l’atto della donazione del sangue, con le sue implicazioni di realtà (il prelievo), fisiologiche e simboliche (il sangue, cioè la vita che in parte esce da noi) e il contesto in cui avviene, può determinare una dinamica e una complessità di emozioni e pensieri che, in certi casi, travalicano e quasi neutralizzano l’intenzionalità razionale (“dono il sangue per il bene altrui”). Ciò può determinare stati di tensione e, a volte, di ansia o di paura.

Sono diversi gli studi che indagano i fattori che sembrano contribuire all’intenzione a donare sangue. Un fattore che potrebbe influire negativamente sulla motivazione è quello che in psicologia sociale viene definito l’effetto Ringelmann: in compiti comuni, dove il contributo del singolo non è identificabile, si alimenta una diffusione di responsabilità che porta a un minore impegno del singolo nello sforzo collettivo.

Questo potrebbe spiegare il pensiero comune del “tanto c’è chi ci pensa” in base al quale ciascun individuo, facendo affidamento sull’impegno degli altri, riduce il proprio sforzo manifestando quella che viene definita pigrizia sociale. In Sicilia è Ragusa la provincia dove si dona di più e che compensa le carenze delle altre otto, basti pensare che il centro trasfusionale del capoluogo ibleo diretto dal dottor Piero Bonomo lavora ogni anno oltre 36 mila unità di sangue.

 






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