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domenica, 19 novembre 2017

Il Csm stronca ancora di Di Matteo
"Gli altri 3 hanno più titoli di lui"

Il plenum contro il ricorso del magistrato, escluso dalla Procura nazionale antimafia. "Ma i suoi meriti non sono stati ignorati"

ROMA - "I meriti e la notevole esperienza" nella lotta alla mafia del pm di Palermo Nino Di Matteo "non sono stati sottovalutati o ignorati"; tuttavia i magistrati che gli sono stati preferiti nel concorso per tre posti alla Procura nazionale antimafia hanno più titoli di lui.

E' con questa motivazione che il plenum del Csm ha deciso di resistere in giudizio al ricorso con cui Di Matteo ha chiesto al Tar del Lazio di annullare la delibera di Palazzo dei marescialli che gli ha sbarrato la porta della Procura guidata da Franco Roberti.

Il giudizio espresso nei confronti di Di Matteo "è stato in termini di sicuro apprezzamento", scrive il Csm nella delibera approvata a larga maggioranza con le sole astensioni dei togati Piergiorgio Morosini (Area) e Aldo Morgini (Autonomia e Indipendenza).

Ma i tre magistrati scelti (Eugenia Pontassuglia, Salvatore Dolce e Marco del Gaudio, che hanno già preso servizio alla Dna) hanno delle carte in più: "Un'esperienza approfondita e specifica nella lotta alla criminalità organizzata di assoluto rilievo e di non comune completezza, oltre a una spiccata attitudine al lavoro di gruppo"; è proprio tutto questo che "li fa preferire" a Di Matteo.

A sfavore del pm del processo sulla trattativa Stato-mafia pesa anche la circostanza che, a differenza dei tre colleghi , ha svolto "esclusivamente" funzioni di pubblico ministero e mai di giudice. Nè la sua esperienza di 17 anni alla procura distrettuale antimafia di Palermo può fare la differenza: "Non gli attribuisce necessariamente, rispetto agli altri candidati, un surplus di significative competenze".

Ed è "del tutto erroneo" il richiamo fatto da Di Matteo nel ricorso - su cui il Tar del Lazio si pronuncerà in prima battuta il 18 giugno prossimo, decidendo se sospendere la delibera- alle sue esigenze di sicurezza;esigenze di cui peraltro il Csm "si era comunque fatto carico tempestivamente, tanto da avviare d'ufficio" una procedura speciale per il suo trasferimento da Palermo.

Non regge neppure il rilievo a Palazzo dei marescialli di non aver tenuto conto come doveva del parere del Consiglio giudiziario di Palermo: quel parere "non è vincolante" e comunque anche il Csm ha valutato "in maniera assai positiva" il curriculum di Di Matteo , "pur ritenendolo sub-valente rispetto a quello dei nominati".






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