Facebook | Twitter | Mobile | RSS | Scrivi alla redazione
martedì, 24 maggio 2016

Pubblicato: 16/05/2015

Al via la Settimana della tiroide

Nuccio Sciacca / 
Dal 18 al 25 maggio occhi puntati sull'azione preventiva della iodoprofilassi

Un adeguato apporto di iodio è indispensabile per la produzione degli ormoni tiroidei (T3 e T4) che, a loro volta, servono a promuovere una normale crescita del corpo e del sistema nervoso e regolare numerose funzioni del nostro organismo. E’ stato documentato che, soprattutto negli anni passati, ampie zone della Sicilia, e tra queste le zone montane dei Nebrodi e delle Madonie, erano caratterizzate da un’elevata incidenza di alcune patologie connesse alla carenza iodica, tra cui principalmente il gozzo: con questo termine si intende un ingrossamento della tiroide che può essere più o meno cospicuo, diffuso (gozzo diffuso) o nodulare (gozzo nodulare).

Quando la prevalenza del gozzo nella popolazione scolare supera il 5% degli scolari esaminati si parla di gozzo endemico. La sintomatologia del gozzo è in genere limitata al riscontro della tumefazione al collo e al conseguente danno estetico che può essere più o meno rilevante. Tuttavia, in caso di gozzi voluminosi, si possono anche verificare disturbi da compressione dell’esofago con alterazioni della deglutizione (disfagia), della trachea con alterazioni respiratorie (tosse e dispnea) e dei nervi ricorrenti con alterazioni della voce (disfonia).

La prevalenza di noduli tiroidei rilevati clinicamente nella popolazione generale si aggira intorno al 5%; tale prevalenza sale nettamente intorno al 30-40% se si ricorre a indagini strumentali accurate quali l’ecografia tiroidea, risultando ancora più elevata nelle aree di endemia gozzigena da carenza iodica. La carenza di iodio si accompagna anche a una maggiore incidenza di altre patologie: aumenta la frequenza di aborti spontanei, natimortalità e mortalità perinatale.

Durante lo sviluppo del feto e del neonato possono determinarsi alterazioni dello sviluppo corporeo e intellettivo; questo è il motivo per cui, sempre nei passati decenni, si assisteva nella nostra regione alla presenza di veri e propri focolai di cretinismo endemico, patologia per fortuna oggi debellata grazie all’ormai obbligatorio screening neonatale cui sono sottoposti tutti i neonati per escludere un ipotiroidismo congenito: tale screening permette una diagnosi precoce e un’altrettanto precoce terapia che impedisce il manifestarsi delle problematiche suddette.

Si assiste, infine, in condizioni di carenza iodica, a un aumento della frequenza di noduli tiroidei e del carcinoma della tiroide: quest’ultimo rappresenta circa l’1% di tutti i tumori neodiagnosticati. L’incidenza annuale media del carcinoma tiroideo nel mondo è di circa 2-4 casi per 100.000 abitanti.

Dati scientifici, effettuati grazie all’attuazione di un Registro Tumori Tiroidei in Sicilia, sembrerebbero dimostrare un’incidenza annuale nettamente più elevata proprio nella nostra isola (circa 12-13 casi per 100.000 abitanti), con picchi di incidenza maggiori in Catania e provincia (circa 20-25 casi per 100.000 abitanti, con una netta maggiore prevalenza nel sesso femminile), da attribuirsi verosimilmente all’ambiente vulcanico: altri dati scientifici precedenti mostravano infatti una maggiore prevalenza di carcinomi tiroidei (6-10 casi per 100.0000 abitanti) in altre aree del mondo quali Islanda, Hawai e Giappone, notoriamente anche esse aree di origine vulcanica.

“La prevenzione delle diverse patologie connesse alla carenza iodica - spiega il prof. Concetto Regalbuto (Responsabile del Centro per le Malattie Tiroidee dell’Azienda Ospedaliera Garibaldi di Nesima) - si basa sull’aumento dell’apporto iodico alla popolazione (iodoprofilassi): visto lo scarso contenuto di iodio negli alimenti è necessario che l’alimentazione quotidiana sia quanto più possibile varia e preveda il consumo di alimenti più ricchi di iodio quali il pesce e gli alimenti di origine marina. Pur tuttavia, lo iodio introdotto con gli alimenti non è sufficiente a raggiungere il fabbisogno giornaliero: una dieta equilibrata, con 2 porzioni di pesce a settimana, latte tutti i giorni e un pò di formaggio, garantisce infatti solo circa il 50% del fabbisogno".

"Il sistema più semplice e meno costoso di iodoprofilassi è basato sull’utilizzo del sale iodato - continua Regalbuto -. La profilassi iodica con sale fortificato con iodio (contenente 30 parti per milione secondo una Legge del 2005) è una strategia compatibile con la riduzione del consumo di sale da cucina e quindi di sodio per prevenire i danni causati dall’eccesso di sodio a livello cardiovascolare e renale. Sono sufficienti meno di 5 gr di sale da cucina aggiunto al giorno a garantire l’ottimizzazione della nutrizione iodica (150 microgrammi di iodio al giorno)".

"In alcune condizioni (quali gravidanza e allattamento) - conclude - tale fabbisogno giornaliero aumenta fino a 250-300 microgrammi al giorno. Secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le donne di età fertile residenti in aree geografiche dove l’apporto di iodio con gli alimenti non è sufficiente a soddisfare le necessità della gravidanza e dell’allattamento, oltre ad utilizzare con costanza e regolarità il sale iodato, dovrebbero assumere una quantità supplementare di iodio ricorrendo a specifiche integrazioni, sia prima che durante la gestazione”.

Negli ultimi anni, grazie a una serie di campagne sulla iodoprofilassi, condotte proprio dal prof. Regalbuto (Responsabile anche dell’Osservatorio Regionale per la Prevenzione del Gozzo nella Regione Sicilia), il consumo di sale iodato, in Sicilia, che, negli anni ‘90, era inferiore all’1% del consumo totale di sale, ha quasi raggiunto il 45% del totale.

Tale percentuale è purtroppo ancora lontana dall’obiettivo del 90% che rappresenta la soglia convenzionale indicativa di profilassi universale. Ciò nonostante, grazie a queste informazioni di prevenzione, se nei decenni passati la prevalenza del gozzo variava grandemente nelle diverse zone della Sicilia tra il 10 e il 70% della popolazione scolare esaminata, oggi tale prevalenza nelle aree suddette è scesa intorno al 5-10%, a conferma dell’importanza che tali campagne di iodoprofilassi hanno sul consumo di sale iodato e sulla diminuzione dell’incidenza del gozzo e delle altre patologie connesse alla carenza iodica.

 






Per commentare l'articolo è necessario autenticarsi tramite un account Facebook, Twitter o Google. In alternativa, è possibile registrarsi su Disqus utilizzando un indirizzo di posta elettronica valido (solo per primo accesso è necessaria la verifica, basterà cliccare sul link che riceverete nella casella di posta indicata). Grazie per la collaborazione.
Importante: i commenti e i nickname non dovranno contenere espressioni volgari o scurrili, offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale, istigazioni alla violenza.
La redazione si riserva di cancellare commenti ritenuti non idonei.