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giovedì, 25 agosto 2016

Pubblicato: 26/04/2015

Onda sismica devasta il Nepal

Cresce il numero delle vittime: 2.152 morti e quasi 5.000 feriti. Rintracciati 300 italiani, ansia per due fratelli fiorentini

KATMANDU - Di fronte all'immane tragedia causata dalle fortissime scosse di terremoto che da ieri scuotono il Nepal, il governo ha dichiarato oggi lo stato di calamità nazionale, aggravando quindi l'emergenza che era stata decretata ieri. A mano a mano che i soccorsi si organizzano, cresce il numero delle vittime che all'inizio del pomeriggio locale è stato fissato dalle autorità a 2.152 morti e quasi 5.000 feriti.

L'aspetto di Kathmandu e delle altre città storiche nepalesi investite dall'ondata sismica è surreale: cumuli di macerie, gente accampata dappertutto, assenza visibile di aiuti, niente recinzioni delle zone disastrate, mancanza di elettricità, acqua e gas. Gravissime le distruzioni di edifici e monumenti storici spesso recentemente restaurati, non solo nella capitale ma anche nelle storiche città vicine di Patan (Lalitpur) e Bhaktapur. L'onda sismica si è estesa anche ad almeno tre Stati dell'India nord-orientale (Bihar, West Bengala ed Uttar Pradesh con una sessantina di morti), al Tibet (13 morti), ed al Bangladesh (due). 

Alla prima forte scossa di ieri verso mezzogiorno - di magnitudo 7.9 - ne sono seguite almeno altre 30 nelle successive 24 ore. La più forte oggi, alle 12.54 locali, ha nuovamente terrorizzato la popolazione che si è riversata in strada. In un tweet, l'inviata dell'Ansa ha descritto la situazione: "Una scossa fortissima. Siamo scappati tutti fuori dall'hotel Annapurna. La gente gridava e il pavimento dondolava come se si fosse sull'acqua".

Il movimento tellurico, che ha ricordato quello del 1934 che causò 16mila morti, ha messo in ginocchio l'intero Paese, distruggendo buona parte del patrimonio archeologico e architettonico, attrazione dei turisti di tutto il mondo e risorsa vitale per la povera economia nepalese. Si è accartocciata a Kathmandu come un castello di carte la famosa torre Dharahara, patrimonio dell'Unesco di nove piani e 62 metri d'altezza che era stata ricostruita totalmente il secolo scorso dopo i danni subiti nel terremoto di 80 anni fa. Fra le sue macerie, i soccorritori hanno recuperato i cadaveri di ben 250 persone.

Le devastazioni al patrimonio storico nepalese si sono estesi alla Durbar Square di Patan, probabilmente la più bella collezione di templi e palazzi di tutto il Nepal. Miracolosamente, invece, se l'è cavata solo con danni minori il tempio del V secolo Pashupatinath dedicato al dio Shiva. Di fronte ad una tragedia di dimensioni tali da rendere i centri abitati simili a città vittime di bombardamenti, il governo ha capito di non avere i mezzi per fare fronte alla situazione. Ha dichiarato l'emergenza nazionale e lanciato un appello alla solidarietà internazionale, a cui ha risposto per prima la vicina India.

L'aeroporto di Kathmandu, l'unico scalo internazionale nepalese, è stato chiuso all'improvviso alle 12 locali, dopo una forte scossa, secondo le autorità "solo per 4 ore". Ma questo ha comunque costretto almeno tre aerei indiani che erano in volo per il Nepal a fare marcia indietro.

E, tragedia nella tragedia, il terremoto ha causato imponenti valanghe nella zona dell'Everest che hanno travolto spedizioni che stavano accingendosi a scalare la montagna più alta del mondo. Una di queste, composta da militari dell'esercito indiano, ha annunciato di aver constatato la morte di 18 scalatori stranieri di nazionalità imprecisata, con il recupero di 13 dei loro corpi.

Infine c'è da segnalare che l'Unità di crisi della Farnesina ha continuato le verifiche sulla presenza dei connazionali in Nepal. Finora sono stati rintracciati oltre 300 italiani, che risultano incolumi, come due amici alpinisti di Fano, Pietro Marcucci e Luca Cantiani, che si trovano in questo momento ai piedi dell'Everest.

Ansia invece per due fratelli fiorentini, Daniel e Elia Lituani, di 25 e 22 anni: è stata la madre a lanciare l'allarme, affermando di non riuscire a contattare i figli dopo il devastante terremoto di ieri. I due sono nel Paese da due settimane. L'ultimo contatto con i genitori risale a pochi giorni fa, con una mail inviata da Pokhara.




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