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lunedì, 26 giugno 2017

Discriminata a scuola per 40 anni
tribunale dà ragione a precaria

Risarcimento per un'insegnante andata in pensione senza mai entrare di ruolo. Il sindacato: "Sentenza che farà storia"

ROMA - Nonostante avesse lavorato dal 1968 al 2011 praticamente ininterrottamente come insegnante della scuola pubblica, infatti, la docente non era mai entrata in ruolo e aveva raggiunto l'età pensionabile percependo da sempre lo stipendio “da precaria”.

La sua retribuzione, in pratica, stipulando per decenni in successione solo contratti di lavoro a tempo determinato, continuava a essere commisurata a quella di un docente al suo primo anno di insegnamento e questo non per un errore, ma perché il ministero dell'Istruzione e la contrattazione collettiva nazionale hanno da sempre posto un “veto” sulla progressione stipendiale dei cosiddetti “supplenti” e hanno imposto loro l'impossibilità di un avanzamento di carriera attraverso il riconoscimento degli scatti di anzianità.

“È come se – commenta l'avvocato Russo, patrocinatore della causa - il docente a tempo determinato non imparasse dall'esperienza di ogni giorno, come se non vi fosse una 'maturazione' della propria professionalità solo perché è un docente precario”. La sentenza, invece, dà ragione alle tesi del legale Anief e riconosce che “il fondamento degli scatti di anzianità va principalmente ravvisato nel miglior apporto lavorativo che deriva dall’esperienza del lavoratore: e tale circostanza ricorre anche nel caso del lavoratore a tempo determinato assunto in forza di reiterati contratti”.

“È una sentenza esemplare – commenta il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico – che farà storia e rende giustizia al lavoro dei precari della scuola. L'Anief è il solo sindacato che da sempre si è opposto a qualunque forma di discriminazione o abuso nei confronti dei lavoratori della scuola e, se anche il Miur fa ‘orecchie da mercante’, i tribunali ci danno ragione”.

Il Giudice del Lavoro di Roma, infatti, riconoscendo il diritto della docente precaria ormai in pensione alla “medesima progressione stipendiale spettante ai docenti di ruolo” ha condannato il ministero dell'Istruzione a “corrisponderle le differenze retributive così dovute, oltre interessi legali dal dì del dovuto fino al saldo”, con condanna anche al pagamento delle spese di giudizio.






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