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giovedý, 23 novembre 2017

L'ultima visita 10 giorni prima del rapimento


PALERMO - Giovanni Lo Porto, il quarantenne palermitano ucciso nel gennaio scorso nel corso di un raid americano contro Al Qaida, era stato sequestrato in Pakistan il 19 gennaio 2012 insieme con un collega tedesco a Qasim Bela, nella provincia del Punjab. Lavorava con la ong tedesca Welt HungerHilfe (Aiuto alla fame nel mondo) per la ricostruzione dell'area messa in ginocchio dalle inondazioni del 2011.

Lo Porto era stato a Palermo a trovare i suoi familiari appena dieci giorni prima del sequestro. La sua famiglia vive al piano rialzato di una palazzina di via Pecori Giraldi, nel quartiere Brancaccio alla periferia est di Palermo. Una strada tristemente nota: fu lì che nel '79 il capo della Mobile Boris Giuliano, prima di essere massacrato dalla mafia, scoprì il nascondiglio dell'allora latitante Leoluca Bagarella.

Il padre di Giovanni Lo Porto, Vito, lavora a Pistoia con uno dei cinque figli. Gli altri tre vivono in città, come la madre Giuseppa. L'unico ad andare lontano dalla Sicilia era stato proprio Giovanni, una laurea, un master a Londra, con una grande passione per il suo lavoro di cooperante che l'aveva portato anche in Africa e a Haiti. Quando Giovanni Lo Porto fu sequestrato la famiglia preferì non rilasciare alcuna dichiarazione, chiedendo ai giornalisti di rispettare il loro dolore.






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