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lunedì, 24 luglio 2017

Pubblicato: 21/04/2015

Catania provincia romena

Sono più di 160 mila i migranti residenti in Sicilia. La provincia etnea è quella con la maggiore crescita di popolazione straniera, seguono Enna e Caltanissetta

CATANIA - Al primo gennaio 2014 i migranti residenti in Sicilia sono 162.408 (80.655 maschi e 81.753 femmine), in aumento rispetto all'anno precedente di 22.998 unità (16,5%).

Le province che registrano una crescita maggiore sono: Catania (28,1%), Trapani (20,3%) e Ragusa (19,7%); Messina, invece, presenta l'incremento più contenuto (6,9%). A Palermo risiedono 32.982 stranieri, a Catania 29921, a Ragusa 22.660, a Siracusa 12.413, a Trapani 14.594, a Messina 27.600, a Enna 2871, a Caltanissetta 6.848 ad Agrigento 12.519.

In termini assoluti, Catania si conferma la provincia con la crescita più forte della popolazione straniera (+6.560 stranieri), mentre Enna (+328) e Caltanissetta (+832) presentano gli incrementi più lieve. I dati sono del servizio statistica e analisi economica della Regione Siciliana in collaborazione con l'ufficio regionale Istat.

Le 13 cittadinanze maggiormente presenti in Sicilia, che comprendono l'82,9% della popolazione straniera sono: romena, tunisina, marocchina, Srilankese, albanese, cinese, Bangladesh, polacca, filippina, Mauritius, ghanese, ucraina, indiana.

Le prime tre nazionalità residenti sono: la romena (29,6%), la tunisina (11,0%) e la marocchina (8,9%) che insieme coprono il 49,4% del totale degli stranieri. La presenza srilankese ha registrato rispetto all'1 Gennaio 2013 un incremento rilevante (23,2%) che segue la variazione degli indiani (29.9%) presenti, tuttavia, nell'Isola solo con una piccola percentuale (1,1%). La presenza di stranieri residenti è in Sicilia - dice il servizio di statistica - molto meno diffusa che a livello nazionale (3,2 contro 8,1 per cento della popolazione). La loro distribuzione per genere e per provincia è indotta dalla forma prevalente di domanda di lavoro immigrato, mentre la struttura per età si concentra nelle classi centrali e la mobilità geografica è negativa verso altre regioni d'Italia.




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