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venerdì, 24 marzo 2017

Pubblicato: 09/04/2015

"Amareggiato per la mia bocciatura"

Il pm Di Matteo era in corsa per la Procura nazionale antimafia: "Il primo criterio del Csm continua a essere l'appartenenza correntizia. Vent'anni di lavoro dedicati ai processi di mafia non sono serviti"

ROMA - "Tra i criteri del Csm continua a incidere pesantemente la logica dell'appartenenza correntizia. Il primo criterio è a quale corrente appartieni. E chi, come me e tanti altri, non appartiene a nessuna corrente, e anzi osa criticare la patologia del sistema, vede bocciata ogni aspirazione". Intervistato da Repubblica, il pm di Palermo Nino Di Matteo torna così sulla sua bocciatura nella corsa per la Procura nazionale Antimafia. Il plenum gli ha preferito tre colleghi meno noti, tra cui Eugenia Pontassuglia, pm del processo di Bari sulle escort che frequentavano le residenze di Silvio Berlusconi. La decisione è stata presa a maggioranza. 

Oltre a Pontassuglia, gli altri nuovi sostituti della Procura guidata da Franco Roberti sono il sostituto procuratore napoletano Marco Del Gaudio, pm del processo all'ex presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini e il sostituto pg di Catanzaro Salvatore Dolce, titolare di diverse inchieste sulle cosche calabresi. A Di Matteo sono andati 5 voti, contro i 16 attribuiti agli tre magistrati scelti.

"Sono molto amareggiato, deluso e preoccupato. Amareggiato, perché non sono stati sufficienti più di 20 anni di lavoro dedicati ai processi di mafia a Caltanissetta e a Palermo. Deluso, perché nella relazione della commissione che ha indicato gli altri colleghi non ho rintracciato nessuna censura critica al mio operato. Mi chiedo perché non sia stata valutata un'anzianità che è pari al doppio degli altri". "Il Csm - insiste il pm - oggi avrebbe dovuto e potuto riconoscere che avevo i titoli e l'esperienza per essere nominato alla Dna".

Di Matteo torna poi sul processo sulla trattativa Stato-mafia e nega di voler lasciare Palermo: "Non è vero che voglio scappare dal processo, né tantomeno da Palermo. Nonostante lo stesso Csm, con l'apertura d'ufficio del mio trasferimento, ritenga che non posso stare ancora lì. La nomina alla Dna - dice ancora Di Matteo - mi avrebbe consentito di continuare a occuparmi di mafia, di stragi, dei mandanti esterni e anche di essere applicato al processo in corso, continuando il mio lavoro come ho sempre fatto. Nonostante tutto, e nonostante tanti. Altro che scappare...".







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