Facebook | Twitter | Mobile | RSS | Scrivi alla redazione
lunedì, 29 agosto 2016

Pubblicato: 12/02/2015

Immigrati a rischio tumore

Nuccio Sciacca / 
Il 50% degli stranieri che vive in Italia ha stili di vita sbagliati e non si sottopone a screening: presentata una campagna informativa con opuscoli in sette lingue

Il 50% degli stranieri che vive in Italia ha stili di vita sbagliati e non si sottopone a screening, correndo quindi un rischio oncologico più alto. Le barriere linguistiche ostacolano l'accesso alle cure e agli strumenti di prevenzione: il 13,8% degli immigrati 'over 14' ha difficoltà nello spiegare in italiano i disturbi o i sintomi di cui soffre e il 14,9% nel comprendere ciò che il medico dice. Con gravi conseguenze, perché si arriva in ritardo alla diagnosi di tumore anche un anno dopo rispetto agli italiani.

Sono i dati presentati alla Camera dalla Fondazione 'Insieme contro il cancro' e dall'Associazione italiana oncologia medica (Aiom) per la campagna 'Insieme contro il cancro', che distribuirà 4 opuscoli informativi (su fumo, alcol, alimentazione e screening) in sette lingue in ospedali, organizzazioni di volontariato, ambasciate e medici di famiglia.

In Italia risiedono 4,9 milioni di stranieri, l'8,2% del totale della popolazione. "Meno del 50% delle donne immigrate nella fascia d'età raccomandata - spiega Francesco Cognetti, presidente Fondazione Insieme contro il cancro - si sottopone a pap-test per il tumore della cervice uterina contro il 72% delle italiane. Il 43% contro il 73% effettua una mammografia. Dobbiamo aiutare queste persone a superare vincoli culturali e difficoltà di accesso alle cure".

"La permanenza nel nostro Paese - osserva Cognetti - non migliora in maniera essenziale le capacità di comunicazione, a distanza di un decennio dall'ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell'interagire con il medico".

Sono 7 le lingue degli opuscoli (italiano, inglese, francese, spagnolo, filippino, cinese e arabo). "Il 40% dei tumori può essere evitato - suggerisce l'oncologo - seguendo uno stile di vita corretto. Inoltre le campagne di sensibilizzazione sui pericoli del fumo riducono fino al 65% l'incidenza del cancro del polmone legate al livello di istruzione".

"Abbiamo il dovere di accogliere le persone malate - osserva nel suo intervento Aldo Morrone, presidente della Fondazione Istituto Mediterraneo di ematologia - l'articolo 32 della Costituzione non parla di cittadini ma di individui a cui va garantito il diritto alle cure. Il progetto 'La lotta al cuore non ha colore' è un'iniziativa lodevole che va in questa direzione. Ci credo molto e per questo ho dato la mia adesione".

"In alcune aree geografiche (Africa, Centro e Sud-America, molte regioni asiatiche ed Europa dell'Est) - conclude Piersandro Tagliaferri, componente del direttivo dell'Aiom - ci sono gravi difficoltà nella pianificazione di screening preventivi nei confronti dei tumori genitali femminili. Le donne che provengono da queste zone, un volta migrate in Paesi a più elevato tenore socio-culturale, sono spesso escluse da progetti di prevenzione, rimanendo così ad altissimo rischio di sviluppo della neoplasia come Paese di provenienza".

 






Per commentare l'articolo è necessario autenticarsi tramite un account Facebook, Twitter o Google. In alternativa, è possibile registrarsi su Disqus utilizzando un indirizzo di posta elettronica valido (solo per primo accesso è necessaria la verifica, basterà cliccare sul link che riceverete nella casella di posta indicata). Grazie per la collaborazione.
Importante: i commenti e i nickname non dovranno contenere espressioni volgari o scurrili, offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale, istigazioni alla violenza.
La redazione si riserva di cancellare commenti ritenuti non idonei.