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domenica, 30 aprile 2017

Sicilia: Pil giù, dramma disoccupazione


PALERMO - Il Pil in Sicilia nel 2013 è stato pari a 81,4 miliardi di euro, il 23,1% dell'intero prodotto interno lordo meridionale, e in flessione del 2,7% rispetto al 2012. Le previsioni sul Pil 2014 per la Sicilia indicano un ulteriore calo di circa l'1,3%. Quello pro-capite è ancora troppo contenuto essendo pari a 16 mila e 152 euro, inferiore alla media del Mezzogiorno e molto al di sotto dell'Italia.

In crescita il settore dell'agricoltura con un +2,9%, in controtendenza rispetto al Sud e all'Italia mentre perde ancora, -9,6%, quello delle costruzioni. La produttività regionale resta superiore al Mezzogiorno anche se inferiore all'Italia.

È quanto emerge dal report del centro studi ricerche Mezzogiorno (Srm), collegato al gruppo Intesa Sanpaolo e dedicato all'economia del Mezzogiorno. Lo studio conferma come, nel complesso, la Sicilia è interessata dall'indebolimento del generale quadro congiunturale pur mantenendo, nell'ambito del Mezzogiorno, livelli significativi in termini di Pil, occupazione e imprese con valori superiori al 20%.

Secondo il rapporto "la Sicilia ha soprattutto bisogno di ampliare i propri mercati di sbocco irrobustendo il proprio sistema di imprese e puntando maggiormente sulla componente di elevata qualità dei suoi prodotti tradizionali e sull'export puntando anche sulla forte vocazione high tech".

"Sempre più, difatti, l'isola - si legge nel dossier - si conferma propensa a un'attività nei settori innovativi e in particolare nella filiera energetica, farmaceutica ed elettronica. I suoi porti e aeroporti potrebbero fornire, se ben integrati con il sistema produttivo e logistico, ulteriore impulso all'economia della regione".

Il numero di occupati ha continuato a diminuire (-1,3%) in tutti i settori, ad esclusione dell'industria. L'incremento del tasso di disoccupazione al 21,2%, tocca punte mai raggiunte risultando superiore sia a quello del Mezzogiorno che a quello nazionale.

Nella prima parte del 2014 è proseguita la fase ciclica negativa dell'imprenditoria siciliana anche se prosegue la ristrutturazione del sistema industriale grazie all'incremento significativo delle società di capitale (+4,6% a 48.970); in base ai dati relativi al II trimestre del 2014, in Sicilia sono attive 370.727 imprese,  pari al 22,1%  del totale delle imprese attive nel Mezzogiorno.

Dalla fotografia sull'imprenditoria manifatturiera siciliana emerge che la regione risulta più specializzata dell'Italia nella filiera dell'agroalimentare, del legno, della gomma, della plastica e dei mezzi di trasporto. Nelle prime due filiere presenta, nonostante la crisi, anche un numero di imprese molto elevato che sfiora il 40%.

La Sicilia esporta, tra manifatturiero e agricoltura, oltre 7,1 miliardi di euro: valore che se è ancora modesto per peso sull'Italia (2,5%) aumenta di significato se si considera la "gittata lunga" che coprono i prodotti siciliani che misurata in termini di chilometri medi percorsi indica la propensione della Sicilia a raggiungere mercati sempre più lontani. L'export siciliano si basa prevalentemente sui prodotti derivanti dall'attività manifatturiera del comparto energetico (coke e i prodotti petroliferi), ma anche agroalimentare, farmaceutico, elettronica e tanto altro.

Il settore energetico ha registrato un export pari a 4,7 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2014 (-13,3% sui primi nove mesi del 2013), quello chimico 545 milioni (-27,3%) e quello dell'elettronica 378 milioni (-15,7%). In positivo i primi tre trimestri del 2014 dell'export del settore agroalimentare della Sicilia che è aumentato del 3,7%. In crescita le esportazioni verso i Paesi Ue che non fanno parte dell'Area Euro (+6,1%).

A livello settoriale gli ultimi dati sull'export rivelano inoltre che la Sicilia presenta, rispetto all'Italia, una quota estremamente elevata dei settori ad alta tecnologia pari al 90% del totale. Nei primi 9 mesi del 2014, l'interscambio della Sicilia è stato di circa 20,5 mld di euro; di questi, l'84,7% è ascrivibile al trasporto via mare per un valore di oltre 17,3 miliardi di euro. Per quanto riguarda le aree partner di riferimento, al primo posto vi sono i Paesi del Medio Oriente con il 30,4% del totale scambiato; seguono i paesi europei non UE con il 23,2% e quelli dell'Africa settentrionale con il 14,1%.

In riferimento alle performance, invece, le aree che hanno raggiunto i risultati più significativi in termini di variazione percentuale annua (III trim. 2014 su III trim. 2013) sono l'America centro meridionale con un +154,2% e quelli dell'America settentrionale con +57,8%.

Nel 2013 i porti siciliani hanno movimentato 51.105 Teu (acronimo di Twenty foot equivalent unit, cioè la misura standard del Container), in aumento rispetto al 2012 (+13,4%), con quasi il 60% del totale ascrivibili allo scalo di Catania. I due principali porti commerciali della regioni registrano performances diverse: mentre Catania è in crescita con un +37%, Palermo è in calo con un -9,4%. Il traffico passeggeri del 2013 ha  registrato una quota di oltre 10,2 milioni, l'80% allo scalo di Messina. Quasi 1 milione del totale è relativo a crocieristi.

Nel prossimo biennio si prevede per l'economia della Sicilia un trend in lieve ripresa. In particolare le previsioni di Pil fanno ipotizzare un 2015 in aumento dello 0,1% mentre una crescita maggiore (0,6%) è prevista per il 2016. L'andamento dell'export siciliano sarà fortemente condizionato dal settore energetico e in particolare verrà influenzato dalle fluttuazioni di prezzo dell'oil, pertanto, si prevede una lieve flessione (-0,1%) nel 2015 cui seguirà una ripresa intorno al 2,5% nel 2016.




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