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domenica, 22 ottobre 2017

Non arriva lo stipendio
300 lavoratori Tecnis in sciopero

Catania: i dipendenti presidiano i cantieri. L'azienda vanta da otto mesi un credito di 25 milioni di euro dal Porto

CATANIA - I trecento lavoratori catanesi della Tecnis, che si occupa della realizzazione di grandi opere infrastrutturali, da stamattina sono in sciopero ad oltranza perché l'azienda non ha corrisposto l'ultimo stipendio ai dipendenti. Già da stamattina sono attivi in contemporanea due presidi, uno nel cantiere metropolitana di Nesima, l'altro di fronte all'Autorità portuale. Lo affermano in una nota la Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil.

"La Tecnis - aggiungono i sindacati - è attiva in città sul fronte dei cantieri Porto, Interporto, Metropolitana e Ospedale San Marco. Ma la protesta non si limita all'astensione dal lavoro. L'azienda vanta da otto mesi un credito di 25 milioni di euro proprio dal Porto di Catania: un ritardo che ha inevitabilmente provocato sofferenze all'azienda che oggi ricadono sui lavoratori".

"Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil di Catania - affermano i sindacati - sono ancora una volta al fianco dei lavoratori, certi che in un territorio come quello catanese il lavoro degli edili possa rappresentare una risorsa non solo per il reddito di migliaia di famiglie ma per lo sviluppo del territorio stesso. Cantieri così importanti, tenuti in vita da maestranze esperte, non possono subire crisi aziendali e pericolosi ritardi di enti pubblici".

Sulla vicenda è intervenuto con una nota il direttore generale Tecnis ing. Gianguido Babini. "Purtroppo l'azione dei lavoratori - dice Babini - è il frutto del protrarsi di un assurdo caso di malaburocrazia originatosi alla fine dello scorso anno per la perdita del finanziamento da parte dell'autorità portuale di Catania, per il completamento dei lavori della nuova darsena appaltati alla Tecnis. Situazione che ha provocato danni gravissimi all'azienda e dei quali l'Autorità Portuale dovrà rispondere. L'impresa, fiduciosa delle assicurazioni ricevute dalla stazione appaltante, ha addirittura completato la darsena ed oggi si trova a vantare un credito maturato di circa 25 milioni di euro".

"La superficialità con la quale le autorità competenti e le istituzioni hanno affrontato il grave problema denunciato più volte dall'impresa - sottolinea Babini - ha generato lo stato di crisi in cui versa l'azienda, che si è vista costretta a drenare risorse da altri cantieri per far fronte all'impegno contrattuale; al punto tale da essere giunta ad una fase di stallo tale a causa del quale oggi non è in grado di assolvere alle primarie esigenze dei propri lavoratori, vero  punto di forza di ogni impresa".

"Nell'ultimo periodo, con l'insediamento della nuovo Commissario dell'autorità portuale dott. Indaco - aggiunge Babini - si è assistito ad un frenetico incremento delle attività burocratica dell'ente, volta a recuperare il tempo perduto, ma certo l'azione tardiva si scontra ancora una volta con i bizantinismi del nostro sistema burocratico... e nel frattempo si è messa in seria crisi la più importante realtà imprenditoriale del settore costruzioni del Mezzogiorno... che rischia di dissolversi per aver compiuto il proprio dovere con dedizione e senso di responsabilità".






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