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martedý, 19 settembre 2017

Pubblicato: 01/08/2014

In Sicilia crolla l'occupazione


PALERMO - La disoccupazione ha ormai assunto le sembianze di vera e propria emergenza sociale, soprattutto tra i giovani. Il 41° report sull'economia siciliana del Diste per la fondazione Curella racconta un'Isola in cui i residenti in cerca di lavoro sono saliti a 352.000 unità, forzando la scalata del tasso di disoccupazione a quota 21%, la più elevata in Italia insieme a quelle di Campania (21,5%) e Calabria (22,2%).

Il peggioramento è proseguito nel 2014 con l'indicatore salito attorno al 24%. "I nodi vengono al pettine e la mancanza di una qualunque programmazione nazionale e regionale - dice il Pietro Busetta, responsabile scientifico del Diste - sta portando al disastro economico, che si manifesta in tutti i settori, dagli investimenti ai consumi, dalle banche alla domanda".

Secondo il report, le statistiche disponibili fino a primavera inoltrata delineano uno scenario inquietante sia sul fronte delle imprese sia su quello delle famiglie e delle pubbliche amministrazioni, con in prima linea il mercato del lavoro. "Il 2013 si è chiuso con un crollo dell'occupazione del 5,3%, il più pesante degli ultimi decenni, che ha prolungato a sette anni consecutivi la sequenza delle cadute. L'emorragia è continuata nel primo trimestre 2014 con la smobilitazione di altra forza lavoro, pari al 2,8% in meno del primo quarto 2013, un tasso uguale a quello del Mezzogiorno ma ben più grave rispetto al Centro-Nord (-0,3%). Le proiezioni Diste per il 2014 preannunciano una flessione in media d'anno di altri 33.000 occupati, con un impoverimento negli ultimi otto anni di 215.000 posti di lavoro".

Per quanto riguarda i giovani, in Sicilia il tasso di disoccupazione di quelli tra i 15 e i 24 anni è schizzato nel 2013 al 53,8% (e avrebbe sfiorato secondo stime Diste il 60% nel corso del 2014), e quello dei 25/34enni è salito al 32,5%. "Non conforta - dice Busetta - rilevare che i differenziali negativi rispetto al resto del territorio nazionale si sono ristretti, piuttosto è motivo di apprensione osservare che le possibilità di trovare lavoro si sono ridotte anche nelle aree territoriali del Nord del Paese". 

Sul fronte della produzione, le valutazioni sui conti economici territoriali diffuse dall'Istat a fine novembre 2013, relative al 2012, hanno indicato per la Sicilia una contrazione del prodotto interno lordo del 3,8% (-2,4% la media italiana nello stesso 2012), la peggiore a livello regionale.

Nel 2013 il Pil per abitante a prezzi costanti è sceso per la prima volta negli ultimi vent'anni al di sotto di 14.000 euro, con un differenziale negativo del 38% sulla media nazionale. Anche sul fronte del prodotto unitario la Sicilia si colloca nelle retrovie della classifica regionale, insieme con le immancabili Calabria e Campania.

Per il 2014 le previsioni Diste mostrano "una ulteriore contrazione del Pil regionale (-1,3%), a dimostrazione che la fase recessiva sebbene in alleggerimento è destinata ad andare avanti, mentre per l'Italia si stima un modestissimo recupero (+0,5%) delle perdite fin qui accumulate".

"Non meno critica - afferma il presidente del Diste Alessandro La Monica - è l'evoluzione sia dei consumi delle famiglie, che tra il 2008 e il 2013 si sono contratti del 13% in Sicilia e del 7,6% in Italia, sia degli investimenti fissi, per i quali si stima per lo stesso periodo un ripiegamento molto più grave: rispettivamente del 38 e 27%. Quanto al valore aggiunto prodotto, si riscontrano crolli in tutti i rami di attività, dalle costruzioni ai servizi, all'industria".






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