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lunedý, 21 agosto 2017

Pubblicato: 10/06/2014

"3,3 mld di entrate fantasma"


PALERMO - Per la Corte i fondi stanziati nel bilancio della Regione a copertura dei residui attivi (crediti inesigibili) sono "insufficienti" e serve un incremento annuale degli stanziamenti "secondo un piano pluriennale coerente con le previste cancellazioni di partite creditorie al fine di scongiurare situazioni di squilibrio di bilancio". I giudici contabili bacchettano il governo e l'Assemblea regionale, dai quali "si sarebbero attesi comportamenti coerenti" rispetto alle "raccomandazioni" e al "forte richiamo" per la ricostituzione del fondo di garanzia a copertura dei residui attivi che ammontano a 15,2 miliardi di euro al 31 dicembre 2013.

Tra i crediti inesigibili, i cosiddetti residui attivi, una massa cartolare di 15,2 miliardi che da un decennio "droga" il bilancio della Regione ci sono 3,3 miliardi di "entrate tributarie fantasma" che secondo la Corte dei conti "potrebbero dover essere cancellati, cumulativamente, nel corso del corrente anno o in quello successivo". Per i giudici contabili "risulta di tutta evidenza come la problematica dei residui attivi si sposti, invero, sul piano della consistenza dei fondi destinati a compensare in un'ottica di mantenimento dell'equilibrio finanziario, la cancellazione dei suddetti crediti". 

Ed è in questo contesto che si inquadra l'accordo firmato con lo Stato, che coinvolge la Sicilia ma anche altre Regioni, che consente di spalmare la 'copertura' in dieci anni. Per renderlo operativo serve un'apposita norma regionale che recepisca il decreto legislativo 201 del 23 giugno del 2011 nella parte che riguarda proprio i conti pubblici. 

Il governo Crocetta proporrà la norma nella manovra bis da approvare entro il prossimo luglio. In base all'accordo con lo Stato, la Regione dunque dovrà trovare ogni anno, a partire dal 2015 e fino al 2025, oltre 300 milioni di coperture da destinare al fondo indisponibile a garanzia dei crediti inesigibili, fino al raggiungimento del plafond di 3,3 mld. 

L'ammontare dei crediti-erariali inesigibili è stato calcolato dal Dipartimento finanze e credito della Regione dopo avere acquisito i dati contabili dalla società Riscossione Sicilia Spa: si tratta di 740,3 milioni di crediti inferiori a 2 mila euro e 2,58 mln superiori a 2 mila euro.

In merito poi alle partecipate, per il personale e gli organismi societari la Regione ha speso 1,18 miliardi, cifra destinata ad aumentare poiché i dati del 2012 sono incompleti. In media, la spesa per gli emolumenti è di circa 300 milioni all'anno; se quella per gli organi societari (amministratori e componenti Cda) è in calo (da 4,5 mln del 2009 a 2,9 mln del 2012), la spesa per le consulenze tra il 2001 e il 2012 è più che raddoppiata: da 12,9 mln a 27,2 mln di euro.

A fronte del denaro pubblico erogato, la Corte segnala che nel triennio 2009-2011 i risultati d'esercizio aggregati di tutte le società partecipate "registrano un saldo nettamente negativo, oscillante tra i 27,8 mln e i 23,9 mln; inoltre 14 società su 34 hanno chiuso in negativo gli ultime tre bilanci". Secondo i giudici contabili "molti trasferimenti straordinari erogati nell'ultimo quadriennio appaiono, di fatto, finalizzati a tamponare perdite ed inefficienze gestionali in una perversa logica di 'salvataggio a tutti i costi' di soggetti in evidente stato di crisi, senza le necessarie valutazioni sulle prospettive di risanamento o di riquilibrio dei conti" e in alcuni casi "gli interventi sul capitale sono stati disposti, addirittura, in prossimità della messa in liquidazione della società".

Inoltre, per la Corte "diffuse criticità presenta il sistema di governance e dei controlli interni da parte della Regione sia nel complesso sia in riferimento ai singoli aspetti" e nonostante i giudici in passato abbiano disposto alla Regione l'adozione di misure correttive, "ad oggi non è stato comunicato alcun intervento correttivo, né sul piano programmatico né su quello gestionale e dei controlli".






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