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martedý, 30 agosto 2016

Pubblicato: 21/05/2014

Dell'Utri, estradizione posticipata

Le autoritÓ libanesi dovrebbero firmare nelle prossime ore, ma servirebbero alcuni giorni per organizzare il trasferimento dell'ex senatore in Italia

BEIRUT - Si allungano, rispetto a quanto previsto nei giorni scorsi, i tempi per l'estradizione dal Libano di Marcello Dell'Utri, che a questo punto non potrà avvenire domani, come era stato ipotizzato dalle autorità di Beirut. Una fonte della presidenza della Repubblica libanese ha detto che non vi sono novità circa il decreto che, secondo quanto previsto dal ministro della Giustizia Ashraf Rifi, avrebbe dovuto essere firmato tra oggi e domani dal presidente Michel Suleiman. E anche se la firma dovesse essere apposta domani, sarebbero comunque necessari "alcuni giorni" per organizzare il trasferimento, hanno fatto notare altre fonti  qualificate a Beirut.

La Procura generale presso la Cassazione libanese aveva dato la settimana scorsa in tempi molto brevi parere favorevole all'estradizione e successivamente il ministro Rifi aveva detto di essere in procinto di preparare il relativo decreto, che doveva essere firmato anche dal ministro delle Finanze (per i costi dell'operazione), dal primo ministro e, appunto, dal presidente della Repubblica. Rifi non aveva escluso che Dell'Utri avrebbe potuto essere in Italia già giovedì di questa settimana.

Dell'Utri ha fatto sapere due giorni fa di non volere in alcun modo ostacolare o ritardare l'estradizione, e non vi sono state in Libano prese di posizione politiche contro la consegna dell'ex senatore all'Italia. La decisione finale si inquadra tuttavia in un momento convulso per il sistema politico libanese. Il presidente Suleiman concluderà il suo mandato domenica 25 maggio e il suo successore non è ancora stato eletto dal Parlamento. Se la carica dovesse rimanere vacante, dovrebbe essere il Consiglio dei Ministri ad assumere collegialmente le funzioni del Capo dello Stato, e quindi anche a dare l'approvazione finale all'estradizione nel caso Suleiman non avesse firmato prima il decreto.




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