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venerdì, 26 agosto 2016

Pubblicato: 24/04/2014

"Dell'Utri, fuga programmata"

Schermaglia tra la Procura generale e i legali dell'ex senatore siciliano. Agli atti una informativa della Dia. Il tribunale del Riesame si è riservato e potrebbe decidere tra sabato e lunedì prossimo sull'arresto

PALERMO - Fuga programmata per evitare l'arresto, come sostiene l'accusa, o viaggio per motivi d'affari e di salute, come assicura la difesa? La schermaglia tra la Procura generale e i legali di Marcello Dell'Utri, davanti al Tribunale del riesame è durata più di un'ora. I difensori di Marcello Dell'Utri, Massimo Krogh e Giuseppe Di Peri, che hanno impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere (eseguita a Beirut nella notte tra l'11 e il 12 aprile scorso) emessa dalla corte d'appello di Palermo nei confronti dell'ex senatore, hanno respinto la tesi del pg Luigi Patronaggio che punta a dimostrare la "fuga programmata" di Dell'Utri, condannato a sette anni per concorso in associazione mafiosa e in attesa della sentenza della Cassazione. Il tribunale si è riservato e potrebbe decidere tra sabato e lunedì prossimo.

Producendo un'informativa della Dia, che ricostruisce gli spostamenti dell'ex senatore, Patronaggio ha sostenuto l'assoluta volontà da parte di Dell'Utri di sfuggire all'eventuale condanna definitiva, corroborata anche dalle intercettazioni in cui Alberto Dell'Utri, il gemello di Marcello, descriveva quello che sembrava un vero e proprio piano di fuga. Del resto, l'ex manager di Pubblitalia a marzo del 2012, mentre la Cassazione decideva sulla prima sentenza d'appello, si trovava a Santo Domingo che, si seppe poi, gli conferì cittadinanza e passaporto diplomatico.

Nelle carte della Dia ci sono il biglietto aereo Parigi-Beirut (partenza il 24 marzo scorso), l'individuazione grazie alle celle telefoniche del suo cellulare nella zona di Beirut, la registrazione in albergo e l'utilizzo della carta di credito. Per la difesa questi elementi dimostrerebbero esattamente il contrario e cioè che Marcello Dell'Utri non aveva alcuna intenzione di fuggire. Si sarebbe trovato in Libano per questioni di salute e d'affari, come era successo altre volte in passato. Chi pianifica una fuga, sostengono in sintesi i legali, non usa il proprio cellulare e la carta di credito e non si registra col proprio nome in albergo nello Stato scelto per darsi alla macchia. Il fatto che l'ex senatore fosse all'estero, dunque, non dimostrerebbe nulla anche perché, inoltre, al momento della partenza era libero e in possesso di passaporto valido.

Al vaglio del Tribunale anche l'utilizzabilità dell'intercettazione delle conversazioni del fratello di Dell'Utri, del novembre scorso al ristorante "Assunta madre" di Roma. Secondo i difensori, che citano la decisione del tribunale del riesame sul rigetto del divieto di espatrio, inizialmente chiesto dalla procura generale, l'intercettazione sarebbe inutilizzabile perché, sebbene disposta in un altro procedimento, poteva essere comunque usata a carico di altre persone ma non per la valutazione delle esigenze cautelari, come invece ha fatto la corte d'appello. Adesso la decisione spetta al Tribunale del riesame, in attesa del pronunciamento della Cassazione il 9 maggio.




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