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sabato, 01 ottobre 2016

Pubblicato: 29/03/2014

"In Sicilia 504 insegnanti in meno"

L'Anief: "Meridione e isole con tassi di dispersione altissimi, avrebbero bisogno di più risorse"

ROMA - Novità col segno meno in Sicilia per il prossimo anno scolastico. Malgrado il governo Renzi abbia da subito individuato nella scuola uno dei settori principali su cui investire, la svolta nel settore dell’istruzione pubblica ancora non c’è stata. Il prossimo anno scolastico gli studenti iscritti saranno ben 33.997 in più di quello attuale. Tuttavia, per effetto del blocco all’organico di diritto previsto dalla Legge n. 122/2102, il numero degli insegnanti sarà sempre lo stesso: 600.839. Ora si scopre che in alcune zone d’Italia saranno anche di meno: in Sicilia, ad esempio, si perderanno più di 500 insegnanti, mentre in Lombardia ve ne saranno 420 in più.

L’anticipazione giunge in queste ore dalla rivista specializzata "Orizzonte Scuola", che ha pubblicato un quadro riassuntivo, suddiviso per regioni e ordine di scuola, sugli organici degli insegnanti 2014/15 messi a confronto con quelli dell’anno in corso. La rivista ha rilevato che “come nel gioco delle tre carte, poiché gli organici non possono essere modificati e gli alunni in talune regioni aumentano, spostiamo cattedre da una regione all'altra. A saldo invariato”.

Ma se il totale rimane immutato, c’è comunque chi guadagna. E, inevitabilmente, chi perde. Peccato che a perdere insegnanti saranno solo le regioni del Sud: nel prossimo anno scolastico si perderanno 14 cattedre in Abruzzo, 58 in Basilicata, 183 in Calabria, 387 in Campania, 33 in Molise, 340 in Puglia, 27 in Sardegna, 504 in Sicilia. Tranne l’Umbria, che perderà comunque appena 11 posti, tutte le altre regioni del Centro-Nord avranno invece un numero maggiore di docenti.

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, “sugli organici degli insegnanti ancora un volta si è persa un'occasione per combattere l’altissima dispersione e abbandono scolastico al Sud. Dove, si continuano a perdere alunni e cattedre in misura doppia, a volte tripla, rispetto alle indicazioni dell’Unione Europea. È tutto dire che il Cnel, elaborando dei dati Istat, ha denunciato che se in Italia il ciclo formativo si interrompe già molto presto, il 18,2% dei giovani con meno di 16 anni rispetto al 12,3% della media europea, al Sud, in particolare in Sicilia, Sardegna e Campania, un giovane su quattro lascia precocemente gli studi. Esemplare quanto accade in alcune province, come quella di Napoli, dove negli istituti tecnici la percentuali di studenti che risultano dispersi nel quinquennio supera il 45%. E il Ministero che fa? Riduce il corpo insegnante: è incredibile”.

“Bisogna finirla con la costituzione degli organici dei docenti avendo come riferimento solo i numeri degli iscritti”, ricorda Pacifico. “Perché le istituzioni scolastiche non sono fabbriche dove si costruiscono robot: non si può pensare di comparare i giovani che studiano a degli operai. Anche la più recente giurisprudenza sul dimensionamento scolastico, che tanto per cambiare ha penalizzato il Sud, ha confermato questa linea: il numero di scuole e di alunni va rapportato alle esigenze territoriali, tanto è vero che la competenza rimane esclusiva degli enti locali. A fronte, del resto, di un maggior tasso di abbandono scolastico, di Neet e di flussi migratori particolarmente accentuati, è evidente – conclude il rappresentante Anief-Confedir - che va ripensata la modalità di costituzione del servizio formativo pubblico”.




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