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lunedì, 29 maggio 2017

Pubblicato: 21/02/2014

Rifiuti, Catania studia a Salerno

Delegazione del Comune in trasferta per apprendere i metodi che hanno consentito alla città campana di raggiungere alti livelli qualitativi e quantitativi nella raccolta differenziata

CATANIA - Una delegazione del Comune di Catania guidata dall’assessore Rosario D’Agata e formata dal capo della Direzione Ecologia Paolo Italia e dal funzionario Orazio Fazio, si è recata a Salerno, su disposizione del sindaco Enzo Bianco, per studiare i metodi che hanno consentito alla città campana di raggiungere altissimi livelli qualitativi e quantitativi nella raccolta differenziata, entrando nella ristretta cerchia dei Comuni virtuosi.

Un piano industriale accuratamente studiato ha infatti consentito a Salerno di superare i valori di differenziata minimi fissati dalla legge fino ad assestarsi, negli ultimi anni, tra il 65 e il 70% a fronte di una soglia minima fissata dalla regione Campania del 25%. Salerno ha introdotto un sistema di raccolta a domicilio già dal 2008 e ha superato le fortissime resistenze dei cittadini da una parte curando la comunicazione per spiegare quanto fosse costoso per la collettività e per il singolo non applicare la differenziata, dall’altro imponendo multe molto salate, mediamente intorno ai 500 euro.

“Dobbiamo riuscire a comunicare ai cittadini – ha spiegato l’assessore D’Agata – una nuova filosofia, ossia quella che i rifiuti solidi urbani non sono qualcosa di cui dobbiamo liberarci e per farlo siamo disposti a pagare qualunque cifra. I rifiuti possono rappresentare invece, attraverso quella raccolta differenziata che la nostra Amministrazione intende incrementare, una vera e propria ricchezza. La dimostrazione l’abbiamo avuta visitando l’impianto salernitano di compostaggio anaerobico della frazione umida dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. L’impianto, partendo dalla spazzatura, produce biogas poi trasformato in energia elettrica e quel compost venduto in agricoltura come fertilizzante. E il guadagno va alla collettività”.

L’impianto - realizzato grazie a un finanziamento Por (Programmi operativi Regionali) Fesr (Fondo europeo per lo sviluppo regionale) 2007-2013 - descritto come efficiente e di impatto zero in termini di inquinamento, senza cattivi odori e che rappresenta una delle best practices dell’Amministrazione comunale salernitana.

“Questa missione – ha spiegato Paolo Italia – si è rivelata utilissima perché, confrontandoci con i tecnici del Comune di Salerno sulle difficoltà incontrate e sulle strategie per superarle, abbiamo cominciato a mettere a punto una strategia che dovrebbe consentirci di agire efficacemente in tempi brevi nel passaggio dalla raccolta cosiddetta di prossimità, ossia attraverso i cassonetti, e quella differenziata porta a porta. Abbiamo esaminato per esempio i problemi riguardanti il frazionamento dei soggetti che svolgono il servizio e l’alto livello quantitativo delle risorse umane impiegate nel ciclo dei rifiuti con conseguente innalzamento dei costi”.




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