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lunedì, 26 settembre 2016

Pubblicato: 22/01/2014

"Su corsi abilitazione regna il caos"

La denuncia dell'Anief: "Quella che doveva essere un'opportunità formativa si sta rivelando un percorso a ostacoli"

ROMA - Mancano pochi giorni all'avvio ufficiale dei percorsi abilitanti speciali, riservati a circa 67 mila docenti precari con almeno tre annualità di supplenze già svolte: sabato 24 gennaio, alle ore 9, l'esordio sarà affidato all'Università di Genova, dove verrà presentato il percorso formativo che entro la prossima estate permetterà ai corsisti di acquisire l'abilitazione all'insegnamento, una certificazione che alla luce delle attuali norme sul reclutamento rimane sulla "carta" fondamentale per l'assunzione in ruolo.

"Ma quella che doveva essere un'opportunità formativa si sta rivelando un percorso a ostacoli di cui ancora non si conosce l'uscita - spiega in una nota l'Anief-Confedir -. Prima di tutto perché per la prima volta chi conseguirà l'abilitazione non ha alcuna garanzia sulla sua spendibilità: il titolo servirà, infatti, solo per l'inserimento nella seconda fascia d'istituto delle graduatorie d'istituto nelle scuole. E non, come è stato fino a qualche anno fa, nelle GaE. In secondo luogo perchè solo da pochi giorni si è saputo che per svolgere i corsi abilitanti, di cui fino all'anno 2000 lo Stato si era fatto totalmente carico, i docenti precari dovranno pagare in media 2.500 euro: una quota che non può essere considerata, come sostiene l'amministrazione, una mera copertura delle spese organizzative. Ma i problemi che attanagliano l'avvio dei corsi sono davvero tanti - prosegue il sindacato -. Basti pensare che mentre il Ministero ha dato disposizioni di avviarli entro la fine del 2013, ad oggi la maggior parte degli atenei non ha ancora dato la propria disponibilità alla loro attivazione. E tra chi l'ha fatto, non sono pochi quelli che non hanno nemmeno pubblicato il programma delle lezioni da svolgere o la lista definitiva degli ammessi ai corsi. E in quelle università che invece l'hanno fatto, mancano diverse classi di concorso".

Secondo il sindacato "il problema è che, in mancanza di accordi regionali, la disponibilità allo spostamento volontario del corsista non corrisponde ad una sicura collocazione: sia perchè l'università dove si chiede ora di accedere potrebbe essere subissata di domande, respingendone a sua volta una parte, sia perchè in diversi atenei gli elenchi degli ammessi sono ancora provvisori. Tra le discipline più a rischio, per le quali i corsi non sono stati ancora avviati, rimane quella dei docenti di Musica e delle discipline Afam. Ma anche dei docenti di laboratori delle superiori, i tecnico pratici, per la cui abilitazione dovrebbero subentrare, con ruolo attivo, direttamente alcuni istituti tecnici o professionali".

"È evidente - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - che non solo per continuare a fare i precari si deve pagare. Non solo l'amministrazione scolastica chiede di sostenere l'ennesimo corso, senza che questo permetta ai precari che lo seguono positivamente di inserirsi stabilmente nel mondo del lavoro, ovvero nelle graduatorie ad inserimento. Siamo arrivati al punto che i corsi formativi sono diventati pochi. E pure di difficile e lungo compimento. Mentre chi si è formato sul campo, dietro la cattedra, garantendo la funzionalità del servizio formativo statale meriterebbe ben'altre attenzioni. Ci appelliamo al Ministro Carrozza - conclude il rappresentante Anief-Confedir - perché intervenga al più presto: per spazzare via le tante incertezze che oggi contraddistinguono i Pas e il futuro professionale dei tanti che dovranno frequentarli nei prossimi sei mesi".




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