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venerdì, 23 giugno 2017

Stupri e torture sulla tratta della morte
somalo rischia il linciaggio

Arrestato a Lampedusa Mouhamud Elmi Muhidin, 34 anni, sarebbe uno dei capi del gruppo transnazionale che gestisce i "viaggi della speranza". A lui si sarebbero affidati i migranti naufragati lo scorso 3 ottobre. A riconoscerlo sono stati i sopravvissuti nel cpa. Il capo della mobile di Agrigento: "Tutte le donne venivano violentate"

PALERMO - Un giovane somalo di 34 anni, Mouhamud Elmi Muhidin, ritenuto uno degli organizzatori della traversata del barcone naufragato il 3 ottobre scorso davanti alle coste di Lampedusa e che costò la vita a 366 migranti, è stato arrestato nell'isola dalla polizia.

L'operazione è stata condotta dalle Squadre Mobili di Palermo ed Agrigento e dal Servizio Centrale Operativo di Roma, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia nell'ambito di un'inchiesta sulla tratta di migranti tra l'Africa e la Sicilia. Si tratta di una delle prime occasioni in cui gli investigatori sono riusciti a risalire alla identità di uno dei capi della organizzazione criminale transnazionale che gestisce i flussi migratori illegali tra il corno d'Africa, il Sahara e la Libia verso le coste della Sicilia.

TENTATO LINCIAGGIO. Il somalo è stato individuato perché era stato riconosciuto nel cpa di Lampedusa dai migranti sopravvissuti che hanno tentato di linciarlo. L'uomo, appartenente a un gruppo di miliziani armati, è accusato di numerosi e gravissimi reati: dal sequestro di persona a scopo di estorsione all'associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento della immigrazione clandestina, dalla tratta di persone alla violenza sessuale. Nel corso delle indagini sono emersi, inoltre, elementi di colpevolezza a carico di un palestinese, Attour Abdalmenem, 47 anni, in ordine alla sua partecipazione alla organizzazione di un altro sbarco, questa volta di cittadini siriani, avvenuto sempre a Lampedusa; anche questo indagato è stato sottoposto a fermo.

"È una delle poche volte che si arresta uno dei capi della struttura", ha confermato il dirigente dello Sco Enzo Nicolì riferendosi al somali. Il palestinese, invece, sarebbe uno degli scafisti dei tanti viaggi della speranza. Entrambi, fermati, si trovano ora a Palermo. Non è ancora chiaro perché i due abbiano fatto il viaggio per Lampedusa. "Forse hanno avuto contrasti con l'organizzazione forse cercavano solo contatti con altri soggetti criminali", hanno spiegato gli investigatori. L'associazione, secondo le indagini, ha incassi elevatissimi. Ogni migrante frutta circa 5 mila dollari.

ODISSEA TRA TORTURE E STUPRI. Dai racconti dei sopravvissuti al naufragio del 3 ottobre è emerso che "le donne venivano tutte violentate dai componenti dell'organizzazione criminale che gestiva la tratta dei migranti". A dirlo, nel corso di una conferenza stampa in cui è stata illustrata l'indagine che ha portato al fermo di un somalo e un palestinese, è il capo della mobile di Agrigento, Corrado Empoli. In particolare venti extracomunitarie sarebbero state stuprate sia dal cittadino somalo fermato sia da alcuni miliziani libici nel periodo in cui i migranti erano tenuti prigionieri in un centro di raccolta a Sheba, in Libia. I migranti hanno raccontato anche di avere subito torture con scosse elettriche e percosse.

Come ricostruito dalla Dda di Palermo, carovane di migranti disperati vengono intercettate da organizzazioni paramilitari nel deserto tra Sudan e Libia. Gli extracomunitari, in viaggio verso le coste libiche, vengono sequestrati, portati in veri e propri centri di tortura, come quello di Sheba, sottoposti a sevizie e tenuti prigionieri sino a quando le loro famiglie mandano ai rapitori il riscatto. Poi vengono portati sulle coste e imbarcati per l'Italia; per il viaggio pagano altro denaro.




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