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giovedì, 19 gennaio 2017

Stop ai pasti fuori casa
2 italiani su 3 li tagliano

Coldiretti: l'effetto della crisi si fa sentire anche su ristoranti e bar, finora considerati meno colpiti. Spese in calo pure per l'abbigliamento, si riduce l'uso dell'auto

ROMA - Per effetto della crisi il 68% degli italiani ha tagliato i pasti fuori casa nei ristoranti, al bar in trattoria o in pizzeria, luoghi che sembravano meno colpiti dalle scelte di risparmio, mentre il 60% ha anche ridotto le spese per l'intrattenimento con una netta tendenza al peggioramento rispetto allo scorso anno ed effetti drammatici sulle imprese e sull'occupazione, evidenziati anche da Confesercenti. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Nielsen relativi al secondo trimestre 2013 dai quali si evidenzia il rischio di alimentare ulteriori effetti recessivi al consumo con l'aumento dell'aliquota Iva che scatta il primo ottobre.

Minori acquisti riguardano infatti - sottolinea la Coldiretti - il 68% dei consumatori che hanno tagliato sull'abbigliamento al 43% che usano meno l'auto ma anche il 57% degli italiani che per risparmiare è stato costretto a scegliere a prodotti più economici nel largo consumo. Un esempio eclatante - precisa la Coldiretti - è rappresentato dal fatto che per la prima volta dal loro arrivo in Italia si è addirittura ridotta la spesa degli italiani per l'acquisto di insalate pronte fresche e confezionate (IV gamma) che erano state immuni dalla crisi ed in grado di esprimere fino ad ora tassi di crescita anche a due cifre.

Per questi prodotti - riferisce la Coldiretti - si è verificato un crollo record della spesa del 7,5% nei primi otto mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2012 secondo l'Ismea. Gli italiani adesso preferiscono passare più tempo in cucina a lavare e tagliare l'insalata e sottrarre tempo al tempo libero pur di contenere i budget familiari.

Fino alla fine del 2012, gli acquisti delle verdure di IV gamma - ricorda la Coldiretti - hanno registrato un costante trend in crescita, complici l'elevato contenuto di servizio e la praticità d'uso che ne hanno fatto impennare i consumi del 380 per cento in dieci anni nonostante prezzi decisamente più elevati rispetto al fresco tradizionale. A preoccupare per i prossimi mesi è quindi - sostiene la Coldiretti - l'aumento dell'aliquota Iva che avrebbe un effetto valanga sull'88% della spesa degli italiani che viene trasportato su strada, a seguito del rincaro del costo del carburante.

L'innalzamento dell'aliquota dal 21 al 22% - sottolinea la Coldiretti - colpisce direttamente i bicchieri degli italiani con rincari dalle bevande gassate ai superalcolici, dai spumanti alla birra, dai succhi di frutta al vino, fino all'acqua minerale, mentre sono esclusi la maggioranza dei prodotti di largo consumo come frutta, verdura, carne, latte e pasta.

In realtà a essere coinvolto - continua la Coldiretti - è l'intero sistema economico. Se si vuole ripartire il primo punto da affrontare - conclude la Coldiretti - è quello di non penalizzare ulteriormente i consumi riducendo ulteriormente il potere di acquisto, compromesso dalla crisi.






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