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martedì, 22 agosto 2017

Intervista a Lucia Riina, è polemica
Falcone: 'Sconcerto'. Alfano: 'Disgusto'

Le parole della più giovane delle figlie del Capo dei capi alla tv svizzera suscitano una raffica di reazioni. La sorella del giudice antimafia: "E' inaccettabile il fatto che non prenda le distanze da un padre assassino". La sociologa: "Come sua mamma Ninetta negli anni Settanta"

PALERMO- È polemica sull'intervista rilasciata da Lucia Riina, la più piccola delle figlie del padrino corleonese Salvatore, alla televisione svizzera Rts. La ragazza ha parlato di onore, fede, amore filiale, ha detto d'essere fiera del cognome che porta anche se ha ammesso di essere dispiaciuta per le vittime della mafia. Immancabili le reazioni: da quella di Maria Falcone, sorella del giudice ucciso da Cosa nostra, a quella dell'eurodeputato Sonia Alfano che lo definisce "uno spettacolino disgustoso".

"Del resto Lucia Riina non è nuova a queste uscite e da lei non mi aspetto nulla di meglio di quanto fino ad ora fatto (o non fatto) e detto (o non detto) - aggiunge la presidente della commissione antimafia europea - È figlia di uno dei più cruenti mafiosi che la storia ricordi ed orgogliosa di esserlo. Questo, per me, basta a qualificarla. Mi aspetterei però maggiore prudenza e dignità da parte dei media. I familiari delle vittime, loro sì giustamente orgogliosi dei nomi che portano, vengono spesso ignorati".

Come fecero nel 2007 i figli del boss Bernardo Provenzano che accettarono di parlare ai microfoni della inglese Bbc, anche Lucia preferisce la stampa estera a quella italiana. "Io sono onorata di chiamarmi così, e felice perché è il cognome di mio padre - dice la ragazza - e immagino che qualsiasi figlio che ama i suoi genitori non cambia il cognome. Corrisponde alla mia identità".

Nell'intervista, doppiata in francese, Lucia Riina si dice "dispiaciuta" per le vittime del padre, ma - aggiunge - "penso che siamo tutti figli di qualcuno e non bisogna restare nel passato ma andare avanti per noi, per le generazioni future". Parlando della sua famiglia, rivendica l'amore che prova per i genitori: "siamo cattolici e devo dell'amore a mio padre e mia madre", precisa, ricordando che a casa pregavano tutte le sere e che il momento più  brutto della sua vita è stato l'arresto del padre. "Nostra madre è stata estremamente importante, poiché non abbiamo potuto andare a scuola. - racconta parlando di Ninetta Bagarella, maestra elementare, moglie di Riina e sorella di un altro capomafia, Leoluca Bagarella - È lei che ci ha insegnato a leggere e a scrivere".  Lucia, che abita a Corleone, conclude dicendo che non le dispiacerebbe vivere e lavorare in Svizzera.

"Provo sconcerto e biasimo per le dichiarazioni di Lucia Riina. - commenta Maria Falcone - Pur rispettando il suo ruolo di figlia e consapevole che le colpe dei padri non possano per nessuna ragione ricadere sui figli, non accetto che una donna cattolica praticante, come lei sottolinea più volte nell'intervista, non prenda le distanze da un padre assassino".

E c'è chi, come la sociologa Alessandra Dino, prova a fare un'analisi più complessa. "Ancora una volta la strategia comunicativa della mafia, e in particolare quella della famiglia Riina, - spiega - passa attraverso l'utilizzo di rassicuranti figure femminili. Quello che più mi ha colpito è la continuità familiare: nell'intervista in studio Lucia ha la stessa facies, lo stesso look, perfino la stessa pettinatura che aveva la madre, Antonietta Bagarella, quando negli anni '70 fu intervistata dal giornalista Mario Francese, poi ucciso dalla mafia. Ed anche gli argomenti sono gli stessi, come il richiamo alla tradizione cattolica familiare e la difesa del cognome che porta".




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