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domenica, 28 maggio 2017

Il papa ai dicasteri: "Lavorate sull'immigrazione"


CITTÀ DEL VATICANO - All'indomani della sua visita a Lampedusa, isola avamposto dell'immigrazione verso l'Europa, papa Francesco dà mandato ai suoi capidicastero di mettersi al lavoro, dal punto di vista concreto e pastorale, proprio sul tema dell'immigrazione e delle tragedie del mare. Papa Francesco, profondamente toccato dalla giornata di ieri, ne ha parlato questa mattina ricevendo in udienza il presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, il cardinale ghanese Peter Turkson.

Sul tema specifico dell'immigrazione esiste un apposito dicastero vaticano, il Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti, presieduto dal cardinale Antonio Maria Vegliò. Papa Bergoglio vuole comunque che tutti i "ministeri" in qualche modo vicini al tema si interessino dei problemi dell'immigrazione, a partire appunto dal dicastero "sociale", quello intitolato alla Giustizia e alla Pace, che intrattiene anche relazioni a livello politico internazionale ed è particolarmente mobilitato contro guerre e conflitti. Proprio quelle guerre che sono spesso la causa dell'abbandono del proprio Paese da parte di profughi e rifugiati.

A testimoniare ancor di più la volontà di Bergoglio che la Chiesa sia in prima linea sul tema dell'immigrazione anche il fatto che il Papa, nell'occasione, avrebbe donato al cardinale Turkson il libro fotografico con le istantanee degli sbarchi e dei migranti vivi e morti sulle rive di Lampedusa, ricevuto ieri in dono dal sindaco dell'isola, Giusi Nicolini. Il tema dell'immigrazione, sarebbe inoltre l'indicazione di papa Francesco, sarà sempre più al centro di futuri documenti vaticani.

Una "cammino segnato dalla sofferenza", ha definito la visita papale di ieri a Lampedusa l'arcivescovo di Agrigento mons. Francesco Montenegro. "Là c'era un padre che stava incontrando i figli", ha commentato il presule alla Radio Vaticana descrivendo i sentimenti di Bergoglio nell'incontro sul molo con i giovani migranti, molti dei quali musulmani, o il passaggi davanti alle lapidi dei senza nome. "Quanta sofferenza, quanta sofferenza", ripeteva il Pontefice.

Una visita, quella del Papa, dalla fortissima eco anche in campo politico. Famiglia Cristiana ha lanciato oggi un appello per abolire il reato di clandestinità. "Anche questo settimanale, come si sono espresse molte personalità ed espressioni della società civile, chiede esplicitamente l'abolizione del reato di clandestinità e una seria riforma della legge sull'immigrazione", scrive il settimanale dei Paolini sul suo sito web, aggiungendo: "Se non ora quando?".

"È venuto il momento di abolire lo stigma, di restituire il Paese al suo futuro di integrazione, cancellando senza se e senza ma un reato che non è un reato ma solo una macchia infamante foriera di soprusi, che arrivano persino a non poter curare un povero Cristo in un pronto soccorso costringendo il medico di guardia a fare la spia", osserva Famiglia Cristiana, secondo cui "prima ci libereremo del reato di clandestinità e prima potremmo dirci uomini e cittadini".

Inoltre, secondo il direttore della Fondazione Migrantes della Cei, mons. Giancarlo Perego, dalle parole del Papa a Lampedusa sulle decisioni a livello mondiale che conducono anche alle tragedie in mare "sono venute fuori in maniera molto chiara due indicazioni sul piano internazionale - ha detto alla Radio Vaticana -: una prima indicazione è chiaramente la condanna dei trafficanti della tratta degli esseri umani, mentre l'altra è anche un invito pressante a governare questa situazione di immobilità, che per noi significa soprattutto più cooperazione internazionale, più attenzione al canale umanitario attraverso il quale le persone si possono muovere in sicurezza, fuggendo da situazioni gravi di persecuzioni e di guerra".




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