Esercenti di canapa: “Lo Stato chiarisca”

La sentenza della Cassazione ha gettato nello sconforto decine di commercianti siciliani, una filiera che in Italia coinvolge oltre 10mila persone

Esercenti di canapa: “Lo Stato chiarisca”

CATANIA – Un clima di preoccupazione ed inquietudine che regna nei canapa shop di tutta la Sicilia e di Catania è emerso durante l’assemblea del settore tenutasi presso Unimpresa Catania a cui hanno partecipato oltre cinquanta operatori. Motivo: la Corte di Cassazione ha emanato una sentenza informativa  in cui si stabilisce che “è interdetta la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della ‘cannabis sativa L’, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”.

Successivamente alla sentenza, che non specifica cosa si intenda per “effetto drogante” lasciando quindi i commercianti in uno stato di totale confusione su cosa sia legale o no vendere, Unimpresa ha incontrato gli operatori di Catania. “Non siamo criminali, siamo lavoratori che pagano le tasse” sostengono gli operatori. A circa 10 giorni dalla sentenza della Cassazione (ma  diversi sequestri in tutta Italia dopo e anche in Sicilia), molti operatori hanno però deciso di ritirare dagli scaffali la loro merce. È come se all’improvviso fosse scoppiata una bomba, esordisce Andrea.

La sensazione è quella di scivolare pericolosamente fra legalità e illegalità nella totale assenza di linee guida da parte dello Stato. Di fronte a questa situazione stagnante, gli operatori del settore stanno cercando di fare fronte comune, sia a livello regionale che nazionale. Unimpresa durante la riunione con i produttori e commercianti a cui ha preso parte il vice presidente nazionale Salvo Politino e il responsabile della Consulta degli Imprenditori Giovanni La Magna si è impegnata a sostenere gli operatori in questo momento delicato e  ha promesso  di presentare una proposta di legge finalizzata a salvare aderente il settore.

Nei prossimi giorni verrà richiesto un incontro con il Prefetto per discutere le problematiche del settore. Ringraziamo Unimpresa, speriamo che le istituzioni ci diano una mano e che questa situazione di incertezza sia chiarita al più presto, dichiara Giovanni. Finché la Cassazione e lo Stato non si esprimeranno in modo chiaro su cosa è legale e cosa no, continuerà a esserci confusione tanto dalla parte di chi vende quanto da quella di chi esercita i controlli sui prodotti. Andrea e Sebastiano, che come tanti altri venditori del loro settore hanno aperto investito nella loro attività, affermano di sentirsi presi in giro da uno Stato che prima ti fa pagare le tasse e poi ti demonizza.

È importante ricordare che commercianti e imprenditori hanno avviato tutti i percorsi istituzionali del caso, dal dichiarare l’attività a servirsi di commercialisti e notai per costituire le società, oltre ovviamente a pagare regolarmente l’Iva. E continua: In realtà, noi saremmo felici di subire controlli anche regolari, se solo le norme a cui adattarci fossero chiare. Essendo lavoratori come gli altri, abbiamo interesse a vendere prodotti certificati.

La confusione che si crea da leggi fatte male e a metà comporta danni economici ingenti per i lavoratori, spiega ancora Sebastiano con il suo tono di voce sempre pacato. Penso a tante persone che hanno cambiato la loro attività pensando di essere nella piena legittimità, che hanno investito in un settore e ora rischiano di trovarsi a piedi da un giorno all’altro e a dover licenziare decine di dipendenti.

A quasi tre anni dall’apertura dei primi canapa shop in Italia, ci sono circa 800 negozi distribuiti sul territorio nazionale, con una filiera che coinvolge oltre 10mila persone.
L’anno scorso, il volume di affari è stato di 150 milioni di euro e stando alle ultime statistiche si potrebbe arrivare a 36 miliardi di euro a livello europeo entro il 2021. Al termine dell’assemblea sono stati nominati gli organi: coordinatori Sanaz Alishahi Ghomi e Andrea La Causa. Consiglio Direttivo: Valerio Gialli, Franco Puglisi, Giovanni Messina, Giovanni Chiarenza, Antonio Pellegrino, Gaetano Sapienza e Sebastiano Costantino.


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