Doppi incarichi e assenteismo diffuso, è scandalo pubblica amministrazione

Nella relazione della Corte dei conti siciliana i danni milionari causati da retribuzioni generose, spoil system e inutili consulenze. I casiVIDEO

Doppi incarichi e assenteismo diffuso, è scandalo pubblica amministrazione

PALERMO – Assenteismo diffuso, retribuzioni generose, facili promozioni e soprattutto doppi incarichi. Sono le criticità che spesso si riscontrano nella gestione del personale nella pubblica amministrazione in Sicilia. Vengono messe in rilievo nella relazione del presidente della sezione giurisdizionale Guido Carlino assieme ad altri abusi: in particolare la violazione degli obblighi di esclusività professionale.

I danni patrimoniali spesso si accompagnano a quelli all’immagine dell’ente di appartenenza. I casi che trovano una definizione più rapida sono quelli per assenteismo, un fenomeno che non regredisce in modo significativo malgrado i giri di vite degli ultimi tempi culminati anche con il licenziamento degli assenteisti: un caso ha riguardato la stessa Corte dei Conti siciliana.

C’è poi una specifica vicenda che riguarda alcuni professori dell’Università di Catania ai quali sono contestati danni rilevanti per avere violato l’obbligo dell’esclusività. A un docente vengono chiesti, in particolare, 332 mila e 599 euro per avere svolto “attività libro-professionale incompatibile con lo status di docente universitario”.

La Corte conta i danni

MONTEROSSO. La Procura regionale della Corte dei conti ha contestato un danno di quasi 840 mila euro per la nomina di un dirigente generale esterno della Regione siciliana, si tratta di Patrizia Monterosso. Il caso viene citato nella relazione del Pg Gianluca Albo che ha promosso un giudizio nei confronti della giunta regionale del tempo. Presidente e assessori non avrebbero “previamente valutato la sussistenza di professionalità interne” e avrebbero deciso la nomina “in contrasto con mi limiti della legge per l’affidamento ad esterni di tali incarichi”.

Sono coinvolti i componenti delle giunte regionali di Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta. Il danno contestato ai componenti della giunta regionale che hanno adottato le delibere di nomina è di 839.942 euro.

SPOIL SYSTEM ESAGERATO. In Sicilia c’è un ricorso eccessivo, e quasi sempre ingiustificato, alle consulenze e agli incarichi esterni. E non sempre gli “esperti” sono veramente esperti di qualcosa. Il danno si produce anche quando si tratta, invece della nomina, della revoca di un incarico esterno. Sempre alla Regione un dirigente, che era stato sollevato, ha impugnato il provvedimento e ha vinto. Ora la Corte dei conti chiede al presidente e alla sua segreteria tecnica un danno di oltre 245 mila euro. L’elencazione di queste vicende consolida un altro principio che attenua la discrezionalità dello spoils system. Quando le decisioni politiche diventano atti gestionali, e vengono saltate le regole, finisce l’insindacabilità dei politici.

Quella delle nomine esterne è uno dei tanti “buchi neri” della pubblica amministrazione in Sicilia. La Corte dei conti ne enumera diversi: l’assenteismo diffuso, la corruzione, un uso distorto dei finanziamenti europei, il clientelismo. Accade però che spesso i funzionari e i politici sanzionati restano al loro posto oppure ottengono, denuncia il pg, “incarichi più delicati e di rango superiore”. La materia è ampia. Malgrado le carenze di organico (in servizio solo la metà dei giudici previsti), la sezione giurisdizionale ha emesso 118 sentenze per condanne a 15 milioni e 552 mila euro.

ISTITUTO BELLINI. Oltre 14 milioni. E’ il danno che la Corte dei conti contesta ai responsabili degli ammanchi e delle malversazioni al conservatorio musicale “Vincenzo Bellini” di Catania. L’inchiesta della magistratura ordinaria era culminata nel maggio 2017 con l’arresto di 23 persone. Altre 38 sono state indagate. Il conservatorio Bellini sarebbe stato utilizzato, ipotizza il gip, come un bancomat da dipendenti e funzionari: avrebbero dirottato 14 milioni di euro verso società di comodo e conti correnti dedicati. Ora la Procura generale della Corte dei Conti indica la cifra esatta: 14 milioni 221 mila e 665 euro. L’istruttoria è ancora in corso.


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