Pacchi di spesa in cambio di voti, indagato deputato Ars Pellegrino

Il parlamentare di Forza Italia avrebbe avuto il sostegno elettorale di imprenditori del Trapanese, i “re” delle scommesse on line (FOTO) che finanziavano anche la famiglia del boss Messina Denaro

Pacchi di spesa in cambio di voti, indagato deputato Ars Pellegrino

PALERMO – In pochi anni ha costruito una fortuna diventando monopolista delle agenzie di scommesse online nel Trapanese: una scalata garantita dall’appoggio della famiglia del boss latitante Matteo Messina Denaro e dai vertici di Cosa nostra locale. “Sai cosa devi fare?, vai da Calogero e te la sbrighi con lui, per me in quella zona con lui te la devi sbrigare”, diceva un imprenditore, non sapendo di essere intercettato, parlando di Calogero Luppino, “re” delle scommesse online, finito in manette oggi, per mafia, insieme allo zio Mario Giorgi e a un altro imprenditore, Francesco Catalanotto.

Originario di Campobello di Mazara, strettissimi rapporti con uno dei cognati del padrino latitante, Rosario Allegra, detenuto al carcere duro, Luppino finanziava, oltre alla famiglia di sangue di Messina Denaro, diversi clan della zona. In cambio la mafia obbligava gli esercizi commerciali a installare i device delle sua società, minacciando di ritorsioni i titolari che si rifiutavano. Oltre al sostegno di Cosa nostra, il ‘re’ delle scommesse cercava quello della politica tanto che, dopo aver tentato la discesa in campo col movimento ‘Io amo Campobello’, aveva deciso di rastrellare voti per il deputato regionale di Fi Stefano Pellegrino. Per i pm sarebbe stato il parlamentare a cercare Luppino e Giorgi che si sarebbero dati da fare distribuendo pacchi di spesa tra cittadini meno abbienti e ottenendo in cambio promesse di voti. Una campagna ben organizzata se Pellegrino, alle ultime regionali, è riuscito a prendere oltre 7mila preferenze.

“Noi siamo andati avanti, e facciamo continuare ad andare avanti con Stefano qualsiasi cosa serve. Anche perché è uno contro uno, qua. E siamo avanti. Che fa? Se dobbiamo vincere, non dobbiamo rischiare di perdere”, diceva Luppino non sapendo di essere intercettato. A Pellegrino oggi è stato notificato un invito a comparire e un avviso di garanzia con le accuse di corruzione elettorale e concorso in associazione mafiosa. Il deputato, che fa anche parte della commissione Antimafia, interrogato, ha negato ogni legame con i clan. Dei piani elettorali dei due imprenditori trapanesi sarebbe stato informato, secondo la Procura, anche il capo mandamento Dario Messina che, il giorno dello “spoglio” delle schede, venne aggiornato con sms dei risultati. Il boss avrebbe anche ammesso coi due amici di aver procurato “162 voti” tra “parenti e cose” al parlamentare.

“In ogni caso – spiegano gli inquirenti nel provvedimento di fermo – dal complesso delle investigazioni svolte non è comunque emersa la messa a disposizione di Pellegrino in favore dell’associazione mafiosa e, pertanto, in relazione a un presunto accordo politico-mafioso tra Cosa nostra e il candidato, non si è raggiunto, allo stato e salvi ulteriori sviluppi, un grave quadro indiziario in riferimento alle possibili e diverse ipotesi di concorso in associazione mafiosa”. “Del tutto chiaro è l’interesse di Luppino e di Giorgi – proseguono i pm – all’appoggio politico di uno specifico candidato, giacché è anche e soprattutto grazie all’infiltrazione nel tessuto politico che gli stessi possono conseguire il controllo delle attività economiche”.


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