Banca Popolare dell’Etna, 13 a giudizio

Inchiesta sulla società cooperativa con sede a Bronte: imputati per aggiotaggio ex direttore, cda e collegio sindacale

Banca Popolare dell’Etna, 13 a giudizio

CATANIA – Il Gip di Catania, accogliendo la richiesta della locale Procura, ha rinviato a giudizio tredici persone per aggiotaggio e ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza nell’ambito dell’inchiesta sulla Banca Popolare dell’Etna, società cooperativa con sede a Bronte, in amministrazione straordinaria dall’aprile 2014 al novembre 2015 e poi cessata a seguito della fusione per incorporazione con Igea Finanziaria Spa.

Sono i nove ex componenti gli organismi aziendali dell’istituto di credito, l’ex direttore generale e tre ex componenti il collegio sindacale. Le ispezioni disposte dalla Banca d’Italia hanno evidenziato la “progressiva compromissione degli equilibri tecnici aziendali nonché le gravi carenze nella governance”.

Le indagini di militari del Nucleo di Polizia economico finanziaria di Catania hanno consentito alla Procura di contestare “una serie di episodi di gravi irregolarità nell’amministrazione e di gravi violazioni normative”.

La prima udienza del processo è stata fissata davanti al giudice monocratico di Catania per il 18 luglio del 2020. La Banca Popolare dell’Etna, nell’aprile del 2014, era stata sottoposta dalla Banca d’Italia a procedura di amministrazione straordinaria conclusasi il 30 novembre 2015 con la fusione per incorporazione con “Igea Finanziaria Spa”, che ha dato origine al nuovo istituto di credito “Igea Banca Spa”, con sede legale a Roma, totalmente estranee all’inchiesta, con sportelli nella capitale e a Palermo, Catania e Bronte.

Su indagini delle Fiamme gialle, la Procura di Catania “un anomalo accentramento del potere decisionale a favore dell’allora presidente del consiglio d’amministrazione, Filippo Azzia, e dell’ex direttore generale Alfio Benvegna”, i quali, sostiene l’accusa, nella “redazione del bilancio del 2012, hanno adottato criteri di valutazione dei prestiti non in linea con i principi contabili internazionali”.

Contestata anche “l’inefficace azione di controllo da parte del collegio sindacale che, in particolare, ha omesso di svolgere una sorveglianza attiva sulla corretta applicazione della normativa antiriciclaggio”.

La Procura ritiene anche che ci siano stati “un’imprudente politica creditizia che ha provocato il rapido deterioramento del comparto con pesanti conseguenze sulla redditività e il patrimonio” e “differenti conflitti di interesse originati dall’esistenza di ‘parallele’ relazioni d’affari intrattenute dagli amministratori della Banca con suoi clienti”.

Ad essere rinviati a giudizio sono: Filippo Azzia, 59 anni, Emilio Monfrini, 83 anni, Carmelo Schilirò, 58 anni, Piero Portale, 61 anni, Giuseppe Martelli, 50 anni, Antonino Cipolla, 53 anni, Michele Biondi, 54 anni, Nunzio Faranda, 73 anni, Giosuè Saccullo Russello, 55 anni, nella qualità di ex componenti del consiglio di amministrazione.

E ancora l’ex direttore generale Alfio Benvegna, 70 anni, e gli ex componenti del collegio sindacale Alberto Sebastiano Caserta, 67 anni, Giuseppe Alfredo Nigro, 56 anni, e Angelo Gabriele Ciraldo, 53 anni.


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