“Il dissesto di Catania è una benedizione”

La provocazione di CittàInsieme: “Ora i politici responsabili non potranno più candidarsi e i dipendenti comunali riceveranno gli stipendi”

“Il dissesto di Catania è una benedizione”

CATANIA – “Il dissesto finanziario di Catania è una benedizione”. CittàInsieme lancia la sua provocazione. E spiega perché in alcuni punti: “È una benedizione per l’attuale amministrazione che potrà dire di avere fatto tutto il possibile per evitarlo, ma è stata la Corte dei conti a pretenderlo. E potrà (se ne sarà in grado) occuparsi del futuro della città senza il peso dei debiti del passato”.

E’ una benedizione “per tutti i precedenti amministratori che, se ritenuti responsabili, non potranno più ricandidarsi per 10 anni e avranno quindi finalmente tempo a disposizione per confrontarsi con la propria coscienza e capire che cosa hanno sbagliato, cosa non hanno fatto, cosa hanno nascosto”.

E’ una benedizione “per i cittadini, quelli onesti, che pagano le tasse e che da questo momento non le pagheranno più per sostenere gli interessi su 1,6 miliardi di debiti; per i creditori del Comune che adesso se la vedranno direttamente con lo Stato che deciderà quanto pagare loro, ma che sicuramente pagherà”.

Infine è una benedizione “per i lavoratori che torneranno a ricevere lo stipendio a fine mese, non appena i commissari si saranno insediati; e anche per tutti noi cittadini che finalmente potremo vedere mettere un punto sul passato, sapere com’è potuto succedere tutto questo. E progettare il nostro futuro”.

Per tutte queste ragioni, dice l’associazione, “siamo convinti che la definitiva e forzata dichiarazione di dissesto sia un bene per una classe politica come la nostra che non ha mai saputo assumersi le sue responsabilità. Ma siamo disponibili a cambiare idea. Per questo motivo, organizzeremo una serie di incontri pubblici sull’argomento. Ci rendiamo disponibili ad ospitare il confronto tra gli ex sindaci Stancanelli e Bianco, in considerazione del guanto di sfida lanciato dal primo nei confronti del secondo”.


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