Il caso: un’inchiesta per tre procure siciliane

Da Agrigento a Palermo e poi Catania: decide il Tribunale dei ministri

CATANIA – Viaggia sull’asse giudiziario Agrigento-Palermo-Catania l’inchiesta sul ritardo dell’assegnazione di un porto sicuro e dello sbarco dei migranti salvati, nella notte tra il 15 e il 16 agosto, da nave Diciotti al largo della Libia in cui il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è indagato per sequestro di persona.

Il pattugliatore della Guardia costiera resta cinque giorni in mare, dopo il soccorso a un barcone con 190 persone, per il negato accesso all’isola dei Cavalieri da parte di Malta, e altri cinque fermo nel porto del capoluogo etneo.

Il primo ‘sbarco’ avviene a Lampedusa, dove sono portati una decina di migranti per prestare loro soccorso medico. E’ su questo che la Procura di Agrigento radica la sua competenza e apre un’inchiesta. Il 25 agosto, dopo un sopralluogo su nave Diciotti ormeggiata a Catania, il capo dell’ufficio di Agrigento, Luigi Patronaggio, indaga il ministro Salvini per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale.

Il fascicolo per legge spetta a una Procura distrettuale e quindi, in questo caso, a quella di Palermo, dove arriva il 5 settembre. Due giorni dopo il procuratore Francesco Lo Voi trasmette gli atti al Tribunale dei ministri del capoluogo siciliano ipotizzando il reato di sequestro di persona aggravato dalla presenza di minorenni.

I giudici il 18 ottobre depositano un provvedimento con cui si dichiarano incompetenti per territorio: “fino al 20 agosto”, data di approdo della nave a Catania, “nessun reato è stato commesso”, spiegano.

Da quella data in poi, non entrano nel merito: spetta alla Procura distrettuale etnea decidere. Il fascicolo compie il suo terzo ‘viaggio’ e arriva a Catania il 18 ottobre. Pochi giorni prima della scadenza dei 15 giorni previsti dalla legge il procuratore Carmelo Zuccaro, con parere non vincolante, chiede al Tribunale dei ministri di Catania di archiviare l’inchiesta sul ministro.

Il ritardo nello sbarco dalla nave Diciotti, motiva, è “giustificato dalla scelta politica, non sindacabile dal giudice penale per la separazione dei poteri, di chiedere in sede Europea la distribuzione dei migranti (e il 24 agosto si è riunita la Commissione europea) in un caso in cui secondo la convenzione Sar sarebbe toccato a Malta indicare il porto sicuro”.

Gli atti adesso sono in mano ai tre giudici del Tribunale dei ministri di Catania che hanno 90 giorni di tempo per decidere. Se non riterranno che si debba disporre l’archiviazione trasmetteranno gli atti alla Procura per la loro rimessione al presidente del Senato. Se, invece, il collegio disporrà l’archiviazione l’inchiesta si chiude: il decreto non è impugnabile.

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