Strategia M5s nell’Europa che cambia

Luca Ciliberti. L’eurodeputato Corrao: “Bisognerà andare oltre gli schieramenti tradizionali”. Nelle analisi di voto avanzano le forze sovraniste, contrazione per Popolari e Socialdemocratici

Strategia M5s nell’Europa che cambia

L’Europa politica sta cambiando. Le prossime elezioni per il Parlamento europeo saranno un crocevia importante e definiranno un nuovo assetto delle forze politiche in campo. L’Europa percepita distante, centro di lobby  e burocrati dovrà fare i conti con i nuovi nazionalismi e con chi, entrando nei gangli, vuole cambiare dall’interno il meccanismo comunitario.

REBUS M5S. In Italia in Movimento 5 Stelle dal palco del Circo Massimo di Roma e per voce del suo portavoce politico Luigi Di Maio ha alzato l’asticella: “Nascerà un nuovo gruppo europeo che raggrupperà forze politiche che vogliono più reddito, più lavoro, più tecnologie, meno banche e più sentimenti. In Europa il 2019 sarà l’anno del cambiamento perché andremo oltre gli schieramenti”. Che in sintesi significa la produzione di un manifesto europeo che il M5s sta redigendo e che a breve sarà sottoposto ai movimenti politici e ai partiti negli Stati dell’Unione con i quali i pentastellati europei hanno avuto punti di contatto in questi anni.

“Siamo ancora nella fase del dialogo e della concertazione” spiega l’eurodeputato Ignazio Corrao, primo e storico capogruppo del M5s a Bruxelles.

Le parole di Di Maio hanno aperto il dibattito interno al partito e un ventaglio di possibilità sulle future alleanze del M5s, che attualmente in Ue fa parte di Efdd (Europa della libertà e della democrazia diretta), il gruppo che con Nigel Farage ha realizzato la Brexit.

Il M5s in Europa ci vuole stare, qui non è in discussione l’uscita, ma il cambiamento degli equilibri che la regolano – sottolinea Corrao – Abbiamo ribadito più volte che noi non apparteniamo né al gruppo degli ultranazionalisti o dei sovranisti ai quali fa riferimento il ministro Matteo Salvini, ma non siamo certamente parte dei super-europeisti, che vogliono l’Europa a tutti i costi sulla carta e che sono, di fatto, al servizio dei grandi centri di potere economici e finanziari. E’ chiaro che la nostra visione di cambiamento dovrà tradursi successivamente in un posizionamento politico, oltre gli schieramenti tradizionali, che a mio modo di vedere prenderà corpo soltanto dopo il risultato elettorale, con in quadro chiaro delle forze e dei singoli deputati eletti per i prossimi 5 anni”.

IL QUADRO. L’Europa sta cambiando, i risultati delle urne daranno un nuovo assetto al Parlamento, per la prima volta senza la componente politica inglese. Le ultime simulazioni rilevano che i due principali e tradizionali gruppi (PPe e S&D) dei popolari e dei socialdemocratici per la prima volta nella storia potrebbero non avere la maggioranza assoluta dei seggi, oggi insieme sono al 56,9%. Il gruppo dei Liberali (Alde) che non ha italiani al proprio interno e con il quale ha scelto di allearsi “En Marche” di Macron, dovrebbe contenere l’emorragia di consensi e potrebbe diventare interlocutore privilegiato per tutti.

Subirebbero una contrazione numerica in termini di seggi anche i due minori gruppi parlamentari di sinistra (Gue-Ngl: Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica e Greens-Efa: Verdi europei).

Nessun “onda nera” all’orizzonte, ma crescono contestualmente i gruppi che hanno all’interno i partiti euroscettici con un orientamento prevalentemente “sovranista”. Efdd (che oltre al M5s ha dentro anche Alternativa per la Germania), Enf – Europa delle nazioni e delle libertà (con Salvini e Le Pen) e Ecr (Conservatori e riformisti per l’Europa) tradizionalmente trainato dai conservatori inglesi e che in futuro potrebbe diventare casa ed espressione dei Paesi di Visegrad.

Attenzione a generalizzare, – avverte l’europarlamentare Corrao – in tutte le delegazioni e in tutti gli Stati ci sono condizioni e sensibilità diverse, sono legate da alcuni principi cardine, ma in tante questioni che riguardano la vita dei cittadini ci sono frizioni interne, punti di vista diametralmente opposti. Nei socialisti, ad esempio, ci sono gli estremisti di sinistra e quelli che nei loro Paesi d’origine applicano politiche e idee più progressiste e liberali, così come nei Popolari ci sono deputazioni molto rigide. Il Movimento 5 Stelle cercherà di portare la propria identità trasversalmente. Noi siamo un unicum nella politica europea, ci sono varie delegazioni con cui esistono punti di contatto e con cui abbiamo lavorato bene in questi anni e da quelle ripartiremo per creare insieme un contratto di governo per l’Europa”.

LA FINESTRA SICILIA. Ignazio Corrao da settimane ha cominciato il suo tour in 390 tappe per incontrare e confrontarsi con i territori. “L’eurobarometro ci ha consegnato una fotografia disarmante a noi nota da tempo: solo il 44% degli italiani crede in questa Europa, siamo gli ultimi per fiducia in scala continentale. Alla maggior parte degli italiani questa Ue non piace”.

“La gente che incontro continua a dirmi che così com’è questa Europa fa paura, mi chiedono insistentemente di fare pesare la voce dell’Italia anche rispetto allo strapotere d’influenza degli stati mittleuropei – racconta – Pragmaticamente, poi, soprattutto al Sud c’è chi vorrebbe vedere una semplificazione di accesso alle risorse europee, ai bandi e ai finanziamenti per le imprese che oggi sono percepite distanti e piene di complicazioni burocratiche. Certo, negli anni l’Europa è cambiata, sono stati fatti tanti passi avanti. Ma c’è ancora una scarsa informazione da parte dei cittadini sulle possibilità che offre. C’è una difficoltà di accesso, chi trae beneficio attualmente è solo quella fetta di popolazione che legge e si documenta, che riesce ad accedere ai concorsi, ai finanziamenti e a godere dei vantaggi delle frontiere aperte. Poi c’è un’altra parte della popolazione che, alle prese con le difficoltà quotidiane, percepisce l’Ue come qualcosa di ancora molto distante”.

Twitter: @LucaCiliberti
Luca Ciliberti


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