Minacce al procuratore Amedeo Bertone “Non mi fermo, vado avanti nel lavoro”

Il capo della procura di Caltanissetta, titolare delle inchieste sulle stragi di Palermo e sul caso Montante, ha ricevuto una busta con un proiettile. Rafforzata la scorta

Minacce al procuratore Amedeo Bertone “Non mi fermo, vado avanti nel lavoro”

CALTANISSETTA – Una busta con un proiettile e una lettera di grave minacce è stata inviata al procuratore capo di Caltanissetta. Ad aprire la missiva nel suo studio è stato lo stesso magistrato, titolare di inchieste delicate come quella sul cosiddetto ‘sistema Montante’, sull’ex leader di Confindustria in Sicilia per cui ha chiesto il rinvio a giudizio di 23 persone, e sulle stragi di Palermo, come quella sul ‘falso’ pentito Vincenzo Scarantino per l’eccidio di via D’Amelio sfociata in un processo a tre poliziotti. La sua reazione è quella di un magistrato da decenni impegnato nella lotta a mafia e pubblica amministrazione: “Non mi fermo, vado avanti nel lavoro con tutto il mio ufficio”, commenta.

Intanto da oggi è stata rafforzata la sua scorta e la sua protezione è stata portata a un livello di sicurezza superiore. Le prime indagini sono state eseguite dalla squadra mobile della Questura di Caltanissetta, ma sulle minacce è stato aperto, ieri, un fascicolo a Catania, coordinato direttamente dal procuratore capo Carmelo Zuccaro, che conferma “l’apertura di un’inchiesta al momento senza indagati”. La Procura etnea e di Palermo si confronteranno per verificare le analogie che presentano le minacce a Bertone e al presidente della commissione regionale Antimafia, Claudio Fava. In comune hanno la tempistica: le buste sono arrivate il 5 ottobre scorso a Palermo e Caltanissetta, anche se aperte tre giorni fa dalla segreteria della commissione antimafia, e due giorni fa (e non tre) da Bertone. E anche una parte almeno del contenuto: un proiettile calibro 7,65, certamente. Ed in entrambe c’era una lettera con gravi minacce personali.

Indizi che portano i magistrati di Catania e Palermo, che indagano separatamente, a verificare insieme se c’è, o meno, una strategia e una mano unica dietro i due gravi episodi. Solidarietà a Bertone arriva subito da Claudio Fava: “è chiaro – dice – che in Sicilia c’è un clima ostile contro chi tocca i nervi scoperti del sistema di potere e delle sue collusioni mafiose”. Il ministro Matteo Salvini osserva che “in un Paese civile non sono ammissibili minacce, soprattutto se gravi come un proiettile infilato in una busta. Due giorni fa era successo al presidente dell’Antimafia Claudio Fava. Sono episodi che mi danno ancora più forza per contrastare i criminali”.

Il vice presidente del Csm, David Ermini, ha telefonato al magistrato per esprimergli la “sua vicinanza e la solidarietà di tutto il Consiglio”. L’Anm, col presidente Francesco Minisci, parla “dell’ennesimo tentativo di condizionare l’azione dei magistrati mediante condotte intimidatorie gravi e vili”. Il presidente della Regione Siciliana esprime a Bertone “la profonda stima e la convinta solidarietà del governo regionale per il vile gesto intimidatorio di cui è stato oggetto”. Il gruppo del M5s all’Ars “condanna ‘senza se e senza ma’ l’ennesimo vile gesto nei confronti di un magistrato”. “Solidarietà del gruppo parlamentare Pd all’Ars al procuratore Bertone vittima di un ignobile gesto intimidatorio” è espressa dal capogruppo Giuseppe Lupo.

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