Colpo contro clan Santapaola, 18 arresti. In carcere anche l’ex deputato Nicotra

Smantellati due gruppi storici di Cosa nostra nel Catanese: decisive le dichiarazioni dei pentiti. All’ex politico (SCHEDA) contestato il voto di scambio: “Si è rivolto alla mafia nel 2008 e nel 2012“. NOMI E FOTO  VIDEO: IL BLITZ

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Colpo contro clan Santapaola, 18 arresti. In carcere anche l’ex deputato Nicotra

CATANIA – Oltre 200 carabinieri di Catania dalle prime ore del mattino hanno eseguito un provvedimento restrittivo in Acireale e Aci Catena emesso dal gip del tribunale etneo su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 18 soggetti riconducibili alla “Famiglia” Santapaola-Ercolano, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni con l’aggravante del “metodo mafioso”, scambio elettorale politico mafioso, tentato omicidio, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi.

LE ACCUSE A NICOTRA. Tra gli arrestati nell’operazione “Aquilia” anche l’ex deputato regionale ed ex sindaco di Aci Catena, Raffaele “Pippo” Nicotra. I reati contestati sono di concorso esterno all’associazione mafiosa, tentata estorsione aggravata e scambio elettorale politico mafioso. Secondo l’accusa, “attraverso l’elargizione di somme di denaro per le elezioni Regionali del 2012, avrebbe determinato esponenti del ‘Gruppo di Aci Catena’ a promettere di procurare voti in occasione delle elezioni per l’Assemblea regionale siciliana tenutasi in quegli anni, attraverso la forza di intimidazione e la conseguente condizione di assoggettamento ed omertà derivanti dall’appartenenza al gruppo mafioso”.

Sono due le campagne elettorali per la Regione Siciliana, quelle del 2008 e del 2012, al centro dell’inchiesta. E nella prima avrebbe versato a clan 50 mila euro per avere il suo appoggio. Gli investigatori hanno ricostruito, con intercettazioni e con l’ausilio delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, il presunto scambio di denaro in cambio di raccolta di voti sul territorio che veniva fatta dalla mafia.

Nicotra avrebbe avuto contatti qualificati con elementi del gruppo, primo fra tutti con Gaetano Mario Vinciguerra, già reggente del ‘gruppo’ di Aci Catena che si è ‘pentito’ e dal luglio 2015 collabora con la giustizia. A beneficiare dei voti sarebbe stato solamente Nicotra, ma le indagini proseguono. A lui l’ex deputato si sarebbe rivolto sia per le regionali del 2008 che per quelle del 2102.

Nel primo caso la somma pagata, prima delle elezioni, per l’appoggio del clan sarebbe stata di 50 mila euro “tutto compreso” e sarebbe stata versata – hanno rivelato i collaboratori di giustizia – in contanti. Nel caso delle elezioni del 2012 gli investigatori avrebbero ricostruito un costo “classico” del voto di 50 euro.

Nicotra è stato condotto nel carcere di Bicocca. “Si è rivolto a un’associazione mafiosa conclamata per avere un pacchetto di voti per le elezioni regionali del 2008 e del 2012 – ha spiegato il procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro -. Nel primo caso ha pagato complessivamente 50.000 euro. Non abbiamo riscontro sul fatto che i voti siano stati decisivi al fine dell’elezione di Nicotra al parlamento regionale”.

Nella sua lunga carriera politica, Nicotra ha militato nella Democrazia cristiana, poi nel nuovo Psi partito con il quale è stato eletto per la prima volta all’Ars. Ha scelto di transitare nel partito autonomista di Raffaele Lombardo con il quale è stato rieletto alla Regione nel 2006. Quindi è approdato a Forza Italia e successivamente al Pdl, all’Udc, ad Articolo 4 e infine all’ala renziana del Partito democratico.

IL PENTITO. In particolare, le indagini dei carabinieri si sono sviluppate a seguito della decisione di collaborare con la giustizia intrapresa, nel luglio del 2015, da Gaetano Mario Vinciguerra, già reggente “pro tempore” del “Gruppo di Aci Catena”, il quale non solo forniva un quadro aggiornato degli organigrammi dei citati “gruppi”, indicando “capi” e “soldati”, ma consegnava anche un elenco dettagliato delle imprese commerciali costrette, da anni, all’imposizione del “pizzo”.

IL PIZZO AI COMMERCIANTI. L’indagine ha fatto luce su un giro di estorsioni a commercianti e imprenditori nell’Acese, alcune delle quali protrattesi anche per molti anni, anche per oltre 20, coinvolgendo più generazioni di gestori di esercizi commerciali o titolari di aziende. Fondamentale per le indagini è stata la collaborazione delle vittime, e spesso a parlare sono state le seconde generazioni. Gli investigatori hanno individuato otto imprenditori sottoposti a estorsione o a tentativi. Le vittime erano costrette a pagare il ‘pizzo’ con cifre comprese tra i 10 mila o 15 mila euro l’anno.

IL TENTATO OMICIDIO. L’indagine ha inoltre consentito di fare luce sul tentato omicidio di Mario Giuseppe Tornabene a Fiumefreddo il 28 agosto 2007. Secondo il racconto di due collaboratori di giustizia, Tornabene, già responsabile del “Gruppo di Giarre” per conto della frangia acese riconducibile al citato Sebastiano Sciuto e curatore degli “interessi” di quest’ultimo, avrebbe disatteso gli accordi economici e per questo il figlio di Sciuto (Stefano) in complicità altri soggetti rimasti ancora senza volto, la sera del 28 agosto 2007, lungo la Via Marina di Fiumefreddo di Sicilia, gli sparò contro tre colpi di pistola all’addome senza ucciderlo per la pronta reazione della vittima, fuggita da un’uscita secondaria della propria struttura ricettiva.

IL CAVALLO DI RITORNO. Una indagine parallela, svolta dai carabinieri di Acireale e confluita nel provvedimento cautelare eseguito quest’oggi, gli stessi arrestati sono chiamati a rispondere di furto, estorsione aggravata (nel settore delle auto rubate, attraverso il cosiddetto “cavallo di ritorno”) e di reati concernenti gli stupefacenti e le armi.

Il comandante provinciale dei carabinieri di Catania, Raffaele Covetti, durante la conferenza stampa ha precisato: “Ad Acireale Cosa nostra non comanda”. Il riferimento chiaro era alla scritta “Ad Acireale Cosa Nostra comanda” comparsa alla fine del settembre scorso sulla parete di un edificio di via Musumeci.

Per il sostituto procuratore della Dda Francesco Puleio “purtroppo, dalle rilevazioni investigative noi percepiamo che la presenza delle associazioni criminali in termini di taglieggiamento, di controllo del territorio nella zona jonica, in quella pedemontana e nel lato ovest delle provincia di Catania è forse più presente, più capillare che nella stessa città”.

“L’obiettivo che noi abbiamo – ha aggiunto Puleio – è quello di incidere su questo tipo di presenza, che paralizza lo sviluppo di questa realtà economica e sociale. L’appello è sempre quello a prendere contati con forze dell’ordine, a fornire indicazioni, anche in forma anonima o confidenziale, che ci consentono di avviare una attività di indagine”.

TUTTI GLI ARRESTATI.
1) ARCIDIACONO Fabio, classe 1984 (tradotto carcere Catania Piazza Lanza)
2) BELLA Fabrizio, classe 1964 (tradotto carcere Caltanissetta)
3) BONFIGLIO Rodolfo, classe 1980, in atto detenuto nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto (Me).
4) CANNAVÒ Cirino, classe 1972 (tradotto arresti domiciliari)
5) COSENTINO Fabio Vincenzo, classe 1978 (tradotto carcere Agrigento)
6) COSENTINO Gianmaria Tiziano, classe 1981 (tradotto carcere Palermo)
7) FAILLA Danilo Tommaso, classe 1979 (tradotto carcere Caltanissetta)
8) FONTI Salvatore Nunzio, classe 1970 (tradotto carcere Caltanissetta)
9) GRASSO Camillo, classe 1968 (tradotto carcere Caltanissetta)
10) MANCA Antonino Francesco, classe 1978, in atto detenuto nel carcere di Noto (Sr)
11) MASSIMINO Mariano, classe 1986, (tradotto carcere Catania Piazza Lanza)
12) NICOLOSI Mario, classe 1966 (tradotto carcere Caltanissetta)
13) NICOTRA Raffaele Giuseppe, classe 1956 (tradotto carcere Catania Bicocca)
14) PAPPALARDO Camillo, classe 1970 (tradotto carcere Palermo)
15) PUGLISI Concetto, classe 1981 (tradotto carcere Agrigento)
16) ROGAZIONE Giuseppe, classe 1974 (tradotto carcere Agrigento)
17) SCALIA Santo Paolo, classe 1974 (tradotto carcere Palermo)
18) SCIUTO Stefano, classe 1982, in atto detenuto nel carcere di Asti.

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