“Freddo? Usiamo il riscaldamento globale”

Trump scherza su Twitter, la battuta fa infuriare oppositori e ambientalisti

“Freddo? Usiamo il riscaldamento globale”

NEW YORK – Sulla costa orientale degli Stati Uniti, a partire da New York, sarà il Capodanno più freddo degli ultimi decenni, con la colonnina del mercurio già da giorni abbondantemente sotto lo zero e con nevicate record. Così Donald Trump – dal caldo dei campi da golf della Florida e da sempre scettico sui cambiamenti climatici – ha deciso di sparare su Twitter l’ennesima bordata contro chi lotta contro il fenomeno del ‘global warming’.

“Potremmo usare – ha scherzato – un po’ di quel buon vecchio Riscaldamento Globale per proteggersi dal quale il nostro Paese, e non altri, sta pagando migliaia di miliardi di dollari. Copritevi bene!”.

La battuta ha immediatamente provocato una vera e propria sollevazione sui social media, facendo infuriare oppositori politici, ambientalisti ed esponenti della comunità scientifica. Centinaia e centinaia hanno invaso a loro volta Twitter per replicare all’inquilino della Casa Bianca, che qualcuno con altrettanta ironia è arrivato a paragonare a “un bambino che odia l’ora di scienze”.

E che il presidente non abbia imparato bene la lezione è l’ipotesi sostenuta anche dal New York Times, che sottolinea come non si possa compiere il grave errore di confondere il fenomeno dei cambiamenti climatici, i cui effetti si osservano e si giudicano nel lungo periodo, con le previsioni meteo che possono variare di ora in ora.

Nessun collegamento dunque tra il freddo polare di queste ore sulla costa est degli Usa e il fatto che la temperatura mondiale sia oggi decisamente più calda della media registrata tra il 1979 e il 2000. Ma poco importa a Trump, per il quale è carta straccia anche il rapporto delle 13 agenzie federali statunitensi che legano il riscaldamento globale all’attività dell’uomo. E che come su tanti altri temi avanza come un carro armato, spazzando via quel che resta dell’eredità di Barack Obama e facendo infuriare la comunità internazionale.

Più che mai determinato a sfilarsi definitivamente dall’accordo di Parigi sul clima e a ‘rottamare’ pezzo per pezzo leggi e regole con cui il suo predecessore aveva messo gli Usa all’avanguardia sul fronte della lotta all’inquinamento. Anche a costo di far letteralmente ‘sparire’ termini ed espressioni dai documenti governativi che possano richiamare il problema.

Invece Trump – che ha messo due fedelissimi alla guida dell’agenzia federale per la protezione dell’ambiente (Epa) e al dipartimento degli affari interni – continua a portare avanti un piano di tagli per agenzie come quella spaziale della Nasa o quella che si occupa degli oceani, la Noaa, due delle principali istituzioni governative che studiano le conseguenze dei cambiamenti climatici.

Il 2018 dirà dunque se il tycoon romperà definitivamente con la comunità internazionale anche sul clima, isolandosi ancor di più in nome della dottrina dell’America First, di cui il “negazionismo climatico” è uno dei capisaldi.

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