Riapre il Duomo, ma il gelo resta

L.Cil. La cattedrale di Catania, rimasta chiusa una settimana, riaccoglie all’interno le famiglie che manifestano chiedendo casa e lavoro. La Curia punta il dito: “Falliti i tentativi di mediazione con Comune e prefettura”. L’assessore Parisi: “Protesta strumentalizzata”

Riapre il Duomo, ma il gelo resta

CATANIA – Riapre il Duomo di Catania, chiuso da sette giorni dopo che un gruppo di manifestanti provenienti dalle periferie della città ha scelto di occupare per protesta il sagrato della cattedrale.

Le famiglie, che dicono di essere senza casa e senza lavoro, potranno entrare in chiesa dopo notti passate all’addiaccio e dopo che una bambina di un anno è stata ricoverata a causa di una broncopolmonite in uno degli ospedali della città.

La decisione di riaprire la chiesa, chiusa dal parroco per fare fronte alla situazione di disagio spostando addirittura messa domenicale nella basilica della Collegiata in via Etnea, è stata comunicata ieri in tarda serata con una nota dalla stessa cattedrale.

Adesso gli unici a restare al freddo e al gelo sembrano essere solo i rapporti, ormai tesissimi, tra la curia di Catania, il sindaco Bianco e la prefettura.

Una prima versione del comunicato stampa, infatti, in modo più chiaro e diretto, puntava il dito “sulle istituzioni responsabili” di questa situazione. La comunicazione, poi, è stato corretta e ammorbidita. Ma la sostanza resta.

“La Chiesa di Catania è sempre attenta alle esigenze di chi vive nelle difficoltà e nella sofferenza, non solo nei momenti di crisi, ma nella quotidianità” si legge nella nota.

“Avendo sin dall’inizio seguito con attenzione e preoccupazione le proteste di alcune persone all’interno ed all’esterno della Cattedrale, l’arcivescovo Salvatore Gristina e il parroco Barbaro Scionti hanno deciso di riaprire le porte della Basilica, ripristinando così il consueto orario di apertura e di chiusura – spiega la curia – L’Arcivescovo, dopo aver ascoltato la Prefettura e l’Amministrazione Comunale, in seguito ai falliti tentativi di mediazione per creare un tavolo d’intesa, offre gli spazi del luogo di culto alle persone esposte alle intemperie della stagione invernale”.

“Si è consapevoli che questa non è la soluzione ai problemi e al disagio, e si auspica che da questo gesto di accoglienza in cui sono coinvolte tante realtà ecclesiali e civili, possano scaturire ulteriori e riusciti tentativi di soluzione – conclude la nota – La Chiesa di Catania continua nel suo impegno al di là di ogni voce poco attendibile”.

La parabola del Gesù che scaccia i mercanti dal tempio sembra quantomai attuale e valida per tutti gli attori di questa vicenda, che non fa altro che appesantire il clima già difficile che si respira a Catania.

Pronta la replica  dell’assessore al Welfare del Comune di Catania, Fortunato Parisi: “I manifestanti della cattedrale continuano a rifiutare il tavolo in prefettura. Anche dopo la riapertura del tempio, a ulteriore dimostrazione che avrebbero la possibilità di riprendere la protesta in qualunque momento, i manifestanti continuano a non accettare il tavolo di trattative“.

“A un’ora dall’inizio dell’occupazione – ha sottolineato Parisi – avevamo invitato il portavoce dei manifestanti ad accettare il dialogo, spiegando che l’amministrazione comunale, compatibilmente con il rispetto delle leggi e delle regole, era pronta a esaminare le loro richieste. Non si può non provare solidarietà umana nei loro confronti, ma l’amministrazione deve rispettare i diritti di tutti i cittadini. L’impressione però è che la protesta venga strumentalizzata e che la visibilità mediatica abbia galvanizzato alcuni dei manifestanti. Sembra insomma che la protesta in sé interessi i manifestanti ancor più della reale soluzione dei problemi”.

L’amministrazione, dopo verifiche dell’Ufficio Casa del Comune, ha accertato che le sette famiglie hanno situazioni diverse: alcune risultano alloggiate in appartamenti dell’Istituto autonomo case popolari, altre in alloggi comunali, altre ancora non hanno mai presentato richiesta formale per ottenere un tetto. Molte, certo, hanno situazioni poco definite: pagamenti di canone non onorati o permanenza negli appartamenti dopo un’assegnazione solo temporanea.

“Ribadiamo comunque – ha detto Parisi – di essere disponibili a esaminare, singolarmente, i vari casi, avvalendoci, sempre nel rispetto della legge, di tutti gli strumenti a nostra disposizione, dall’assegnazione temporanea al buono casa, alla permanenza nei Bed and Breackfast. E l’apertura di un tavolo di confronto presieduto dal prefetto rappresenta una garanzia soprattutto per i manifestanti, che potrebbero così evitare di continuare a esporre in particolare i bambini molto piccoli al rischio di ammalarsi. Noi comunque stiamo lavorando con le associazioni di volontariato, con la Diocesi e Sant’Egidio, per aiutarli nell’immediato ed evitare disagi”.

Twitter: @LucaCiliberti
Luca Ciliberti

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